Intervista alla titolare dell'hotel di Ficarolo

"Lo Stato ci ha tolto la casa per darla agli immigrati. Non posso nemmeno entrare dalla porta"

"Abbiamo dovuto annullare le prenotazioni e arrivano disdette anche per il ristorante. Non so chi sta gestendo il nostro albergo e non posso neanche accedere alla reception"

Marco Dozio
"Lo Stato ci ha tolto la casa per darla agli immigrati. Non posso nemmeno entrare dalla porta"

Sono arrivati in forze quelli dello Stato forte, quasi fosse un blitz antidroga o antimafia, ma era solo un inedito blitz anti cittadini onesti. Un blitz anti proprietà privata. Su disposizione ferrea del prefetto Enrico Caterino, una quindicina tra agenti e uomini che (dovrebbero) rappresentare le istituzioni hanno sfrattato degli imprenditori dal loro albergo a Ficarolo (Rovigo), interamente sequestrato dallo Stato per stiparci dei presunti profughi. Il titolare Luigi Fogli ha tentato di opporsi al sopruso anche fisicamente, come certifica il video che sta facendo il giro della rete suscitando sconcerto e indignazione. Tentativo vano che gli è costato un malore. L’irruzione delle forze dell'ordine è avvenuta dal retro, come in ogni operazione anticrimine che si rispetti, quindici agenti per accompagnare quindici richiedenti asilo, nell'attesa che ne arrivino altri, perché a nulla era valso il tentativo di Fogli, della figlia Barbara e del legale che al prefetto avevano proposto di mettere a disposizione alcune camere pur di scongiurare la requisizione dell’intera attività economica.

"Ero a letto, sono arrivati senza preavviso, non ho avuto nemmeno il tempo di cercare le catene altrimenti mi sarei incatenato", ha dichiarato l'anziano proprietario a Radio Padania annunciando un'azione legale contro il prefetto, così cortese d'averlo definito un albergatore che "specula", mentre lui, il rappresentante dello Stato, bontà sua, si occuperà anche dei normali clienti dell'hotel che inopinatamente osavano soggiornare all'Hotel Lory, 3 stelle ora riconvertito con le maniere forti a campo per presunti profughi e probabili clandestini: "Troveremo una soluzione anche per loro", ha detto Caterino. Troppa grazia, Caterino.

Il Populista.it ha intervistato Barbara Fogli, imprenditrice umiliata dallo Stato, a cui lo Stato stesso impedisce di fare impresa, buttata fuori con la forza dalla sua attività ora gestita da una cooperativa. Per rientrare a casa sua, anche solo momentaneamente, deve suonare il campanello e non è detto che lorsignori si degnino di aprire. Ovviamente è costretta ad annullare le prenotazioni per l'hotel, ma anche a fare i conti con le disdette per il ristorante attiguo.

Barbara Fogli, come state vivendo questo sopruso inflitto dallo Stato?
Per fortuna il video è sufficientemente eloquente, mostra come sono andate le cose. Così tutti possono vedere cosa è successo. Mi sento umiliata, sono incredula. E non so nulla. Non so quando queste persone andranno via, se esiste un termine, non so se ne arriveranno altri. Sono nel limbo. Hanno requisito tutto. A chi parla di soldi dico che io non sto percependo nulla, non sappiamo niente nemmeno da questo punto di vista.

Avete dovuto disdire delle prenotazioni?
Certamente, abbiamo dovuto dire di no a diversi clienti che volevano prenotare una camera. Proprio oggi è stata disdetta una riunione del Gruppo Menarini che si sarebbe dovuta tenere il 27 novembre, già concordata in precedenza. 

Avete ripercussioni anche per quanto riguarda l’attività del ristorante?
Sì ed era prevedibile anche questo. Sto cercando di lavorare al ristorante, ma ho già ricevuto una disdetta per 40 persone. Queste sono le conseguenze che stiamo pagando sulla nostra pelle. Del resto cosa vuole che le dica, non posso nemmeno entrare in casa mia.

Nel senso che siete stati buttati fuori anche letteralmente dal vostro albergo?
Io non posso nemmeno accedere alla reception. Questa mattina ho suonato il campanello del mio albergo e mi è stato risposto che se arriva qualcuno dei responsabili aprono, altrimenti non possono aprire. Allucinante.

E suo padre?
Mio padre può entrare perché la sua abitazione è all'interno dell'albergo. Ma non accedendo dalla porta principale, solo da quella di servizio.

Chi sta gestendo il vostro hotel?
Non ne ho idea, non so nemmeno chi lo sta gestendo, credo la cooperativa a cui sono state affidate queste persone. Non so nemmeno chi si è rifiutato di farmi entrare in casa mia. Ci hanno escluso da casa nostra e ora sono preoccupata anche per mio padre che sta soffrendo molto. Lo Stato oltre a cancellare il diritto alla proprietà privata requisendo la nostra struttura è arrivato, con la forza, a sfrattare noi, imprenditori, dalla nostra attività. Assurdo e inconcepibile, non ho parole”.

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