Alla faccia dell'integrazione

Mirano, una vita di terrore col padre tiranno

Una vicenda di abusi psicologici familiari che sembra uscita da un vecchio film dei fratelli Taviani. Ma non siamo nella Sardegna anni Settanta di Gavino Ledda ma nel Veneto di oggi

Redazione
Mirano, una vita di terrore col padre tiranno

Una sequenza del film Padre padrone dei fratelli taviani. Cinema S.r.l.

Altro che risorsa. Terrorizzava la famiglia, massacrava di botte moglie e figli, li costringeva a vivere nel più completo isolamento, li minacciava di farli ammazzare dai rumeni o di sfregiarli con l'acido

Segregati in casa dal padre-padrone marocchino. È accaduto a pochipassi da Mirano, nel veneziano, ove l'uomo teneva in uno stato di sudditanza psicologica moglie e figli. E chi sgarrava, veniva massacrato di botte: calci, pugni, colpi in pieno ventre. E poi le prepotenze e la paura; una vita in completo isolamento, con l'uomo che controllava tutto, come un tiranno: la spesa giornaliera, persino sulle medicine, sull'acquisto delle quali decideva o meno se mettere un veto; chi sgarrava veniva minacciato di essere sfregiato con l'acido. La storia, degna di un thriller, era iniziata nel 2008 quando la moglie, di nazionalità marocchina e con figli, compresa una ragazza oggi ventenne, aveva raggiunto in Veneto il quarantottenne.


All'inizio tutto sembrava andare bene, sino a che l'uomo ha imposto la sua folle dittatura. Un ritardo di pochi minuti o la casa non perfettamente pulita erano il pretesto per scatenare la furia del padre-padrone; guai a rispondergli, rispondeva a pugni e calci. Alla moglie aveva impedito di imparare l'italiano, in modo che non potesse parlare con nessuno. Terrorizzata anche la figlia, che segretamente si era creata un profilo facebook e viveva nell'incubo di essere scoperta. "Mio padre mi atterriva dicendo che avrebbe ingaggiato per 100 euro un rumeno per farmi ammazzare", ha dichiarato. Anche le insegnanti della scuola elementare ove andavano i figli più piccoli si erano insospettite, notando come i bambini avessero paura a socializzare coi compagni, persino a parlare, terrorizzati all'idea di venire scoperti dal padre e puniti.

L'incubo è durato sino a che la figlia, ormai maggiorenne, esasperata e stanca di subire minacce di morte e di "prendersi calci nel ventre", si è rivolta ai carabinieri per denunciare quell'uomo che le ha rubato un bel pezzo di vita. Adesso la giovane è in una comunità protetta. L'uomo è stato allontanato dalla famiglia con una disposizione del giudice del Tribunale di Venezia.

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