Animali che pensano se stessi

Uno studio comparativo rileva in uomini e pets una uguale consapevolezza

Gli animali posseggono una coscienza? Psicologia ed etologia unite per svelare la metacognizione negli animali, ossia la potenzialità di interazione logica sull'ambiente

Stefania Genovese
Uno studio comparativo rileva in uomini e pets una uguale consapevolezza

Mia di Valeria Nimo

Molti lo negano, tuttavia le più recenti scoperte da parte della etologia e della psicologia animale attesterebbero che gli animali possano patire dubbi ed avere consapevolezza di quanto siano in grado o meno di svolgere alcune azioni. Queste incertezze sarebbero l'indice più che inequivocabile che anche i nostri pets siano capaci cognitivamente ed in modo elaborato di comprendere se si sa qualcosa oppure no, interagendo con il proprio ambiente di vita.

Questo sofisticato processo di pensiero si chiama "metacognizione" e non sarebbe più un esclusivo appannaggio degli esseri umani, ma anche di quelle creature prive di parola. Un team di studiosi guidato dallo psicologo John David Smith dell'Università di Buffalo si sta applicando per comprendere quale possa essere il grado di conoscenza degli animali sul proprio pensiero. Conducendo alcuni esperimenti con esseri umani, scimmie e delfini, per valutare misure comportamentali e non verbali della metacognizione, gli scienziati hanno riscontrato che gli schemi di risultati prodotti da animali ed esseri umani hanno evidenziato, comparativamente, una similarità veramente notevole.

Infatti i soggetti sono stati sottoposti ad alcuni esercizi percettivi e di memorizzazione più facile e meno facile; qualora i soggetti avessero completato correttamente il test venivano premiati, altrimenti sarebbero stati messi in "stand-by". Inoltre era stata aggiunta una variabile che avrebbe permesso ai soggetti testati sia umani che animali di poter scegliere di completare i test se ne erano sicuri o di non farlo se fossero stati incerti optando per una risposta «non so». L'esito di questa sperimentazione ha certamente avvalorato la tesi che gli animali fossero in grado di comprendere i processi mentali e le strategie che essi stessi utilizzano per apprendere.

Inoltre nelle osservazioni degli animali selvatici o dei nostri pet nei propri ambienti di appartenenza gli etologi hanno più volte riscontrato come ad esempio il saper ricorrere al controllo ed al confronto di strategie nel raggiungimento di uno scopo sia certamente un segnale indiscutibile di metacognizione. Un esempio più che evidente è quello del gatto selvatico che non riesce a raggiungere con tentativi infruttuosi una preda, e che sconfortato chiede l'aiuto del proprio fratello, il quale adotta delle azioni atte a sfruttare gli errori del suo consanguineo e con una nuova tattica riesce a raggiungere lo scopo e a condividerlo. Questo atto denota sicuramente un processo di abilità motoria, di decodifica e di memorizzazione sottesa ad una valida capacità metacognitiva.

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