viaggio nel mondo della mafia nigeriana / 1

Ascia nera, gli assassini rituali sono tra noi. Li importiamo coi clandestini

Generale della Dia: "Una volta arrivati qui si dedicano ai traffici illeciti, incluso quello dei migranti. E sì, tra loro ci sono anche i richiedenti asilo..."

Redazione
Ascia nera, gli assassini rituali sono tra noi. Li importiamo coi clandestini

Si chiama Ascia nera ed è un nome con il quale saremo costretti spesso a familiarizzare. È la famigerata mafia nigeriana che abbiamo importato con gli immigrati, un regalo dei clandestini. L'ascia è lo strumento della rottura delle catene dello schiavismo, il basco nero il simbolo dei “soldati”. Si è insediata silenziosamente nelle nostre città. Tre i nuclei storici (Black axe, Eiye, Aye confraternite) che si sono spartiti Lazio, Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Veneto e Piemonte, facendo affari con le mafie locali ed assumendo poco a poco un ruolo egemone nel mercato della prostituzione (nera), nello spaccio di droga, nel traffico delle armi, nel racket delle scommesse e nella tratta dei migranti, su cui chiudono gli occhi Boldrini e buonisti vari.

Ascia nera ha una peculiarità, rinsalda i legami di appartenenza praticando riti che noi definiremmo tribali ma che per loro sono delle antiche religioni africane: sacrifici umani con smembramento di cadaveri e cannibalismo.

Se vi viene in mente il caso della povera Pamela Mastropietro, fatta a pezzi nella mansarda degli orrori di Macerata il 30 gennaio scorso, non sbagliate. Anche se giudici e inquirenti antimafia tendono ad escludere la pista Black Axe. Il che non nega, semmai, come ha ipotizzato su Libero Vittorio Feltri, che "gli assassini nigeriani, avendo estirpato il cuore alla ragazza, nella loro ignoranza pensassero di poterne ricavare un vantaggio economico". Vendendolo al mercato nero. Non per trapianti, come ha ipotizzato qualcuno, ma per l'orrendo racket - anch'esso gestito da Black axe - del commercio di organi per uso rituale, la qual cosa in Nigeria è realtà da tantissimi anni (e non solo per finalità magiche, per tenersi in casa un discutibile talismano, ma anche per rituali di cannibalismo).

Il generale dei carabinieri Antonio Basilicata, della Direzione antimafia, è stato coraggioso ed ha ammesso ciò che molti non vogliono dire, che Black axe oramai è una realtà in Italia. E pur escludendo cannibalismo e tribalismo nell'omicidio Mastropietro, ha raccontato a Libero: "Il fenomeno della mafia nigeriana è noto da anni. C'è addirittura una sentenza della Cassazione del 2007 che ha riconosciuto queste organizzazioni criminali. Si muovono come affiliati alla mafia, a volte in alcune città del sud stringono accordi con i clan, con le cosche; in altre agiscono in modo autonomo, facendo leva sui legami con i connazionali. La differenza rispetto alla mafia italiana è che i nigeriani esaltano la componente misticio-religiosa: usano forme di violenza legate ai loro riti; per ottenere l'obbedienza delle prostitute nigeriane le ricattano con argomentazioni di tipo misticio (riti vudù, NdR)".

"Una volta arrivati qui", conclude Basilicata, "si dedicano ai traffici illeciti, incluso quello dei migranti, e i soldi li inviano alla loro tribù in Patria. E sì, tra loro ci sono anche i richiedenti asilo...".



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