All'istituto "Caio Giulio Cesare" di Mestre

Troppi stranieri in classe: scuola costretta a introdurre le quote minime di italiani

Sette alunni su dieci sono stranieri e questo rende impossibile portare avanti il programma. In una classe, venticinque alunni sono bengalesi e uno solo italiano

Redazione
Troppi stranieri in classe: scuola costretta a introdurre le quote minime di italiani

Foto ANSA

Ormai gli italiani stanno diventando una minoranza nel nostro Paese: lo dimostra l'incredibile fatto raccontato domenica da Libero. All'istituto comprensivo "Caio Giulio Cesare" di Mestre, una scuola in provincia di Venezia, 7 alunni su 10 sono stranieri e questo rende impossibile portare avanti regolarmente il programma scolastico. Una classe è composta da 24 bambini bengalesi e da un solo italiano e le lezioni procedono a rilento perché gli alunni stranieri non riescono a parlare con la maestra e i mediatori culturali sono troppo pochi. Inoltre le bambine di religione musulmana non possono suonare il flauto per motivi religiosi, per cui non partecipano all'ora di musica, mentre altre si presentano a scuola col velo.

Per cercare di ovviare a tutti questi problemi la preside, Rachele Scandella, ha stabilito che dall'anno prossimo nelle nuove classi la percentuale di stranieri non potrà superare il 40%, sfruttando le possibilità date da una circolare del 2010 del ministero dell'Istruzione che consentiva di abbassare il limite fino al trenta. "Le ragioni di questa decisione - racconta a Libero - sono ben lontane da questioni politiche. La mia è una scelta di gestibilità. L'andamento che sta prendendo questo istituto non va bene. Con numeri di questo tipo non siamo in grado di garantire la qualità dell'istruzione né ai bambini italiani né a quelli stranieri". La preside parla di sezioni "ghetto" spiegando: "Le classi monoetniche sono un problema ancora più grosso, non c’è arricchimento, il problema dell"inclusione viene bypassato".

"Io voglio che quella bambina che non può suonare il flauto sappia che è perfettamente legittimo farlo, voglio che la scuola, che deve offrire - prosegue la preside - un servizio educativo, dia la possibilità di conoscere culture diverse per permetterle un giorno, da adulta, di scegliere liberamente. Se tutte le famiglie di una classe sono bengalesi - conclude la Scandella - il confronto e la contaminazione reciproca con la cultura italiana diventano quasi impossibili". Le mamme che aspettano i figli all'uscita di scuola non parlano l'italiano e questo rendere ancora più complicato per loro imparare la nostra lingua. All'asilo del "Caio Giulio Cesare" si raggiungono picchi del 96% di bimbi extracomunitari, con tutti i problemi che ne derivano.

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