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Gli immigrati nelle carceri italiane? Costano 2 milioni al giorno

Per mantenere 18.600 detenuti stranieri nelle nostre galere, il contribuente italiano sborsa 850 milioni di euro l'anno. La metà è responsabile di furti o rapine. Nella classifica per nazionalità al primo posto troviamo i marocchini, seguiti dai romeni.

Redazione
Gli immigrati nelle carceri italiane? Costano 2 milioni al giorno

Foto ANSA archivio

Mantenere i detenuti stranieri nelle nostre carceri costa oltre 2 milioni di euro al giorno. Per la precisione si tratta di 2 milioni e 326mila euro, per un totale annuo di circa 850 milioni. I dati aggiornati al 31 dicembre 2016 sono stati pubblicati dal quotidiano La Verità. A proposito di “risorse”, colpisce il rapporto numerico: a fronte di 18.600 detenuti immigrati, gli italiani in galera sono 36mila.

Nella suddivisione per nazionalità, al primo posto troviamo i marocchini con 3.283 detenuti, per i quali i contribuenti italiani sborsano ogni giorno 410mila euro e circa 150 milioni l’anno. Al secondo i 2.720 romeni con 124 milioni di euro l’anno. Al terzo i 2.429 albanesi per un esborso annuo di 110 milioni di euro. Seguono i tunisini che si assestano sulle 2mila unità per 91 milioni di euro l’anno. Quindi i 904 nigeriani per 41 milioni di euro annui. Sorprendono i 12 milioni all’anno spesi per mantenere detenuti cinesi, sfatando qualche luogo comune sulla propensione alla legalità delle comunità asiatiche.

Significativi i numeri relativi a piccoli Stati dell’Europa orientale come la Moldavia (8 milioni e 400mila euro spesi all’anno) o la Georgia (8 milioni annui). Sulla tipologia di crimini non ci facciamo mancare nulla, come si suol dire. Quasi la metà degli stranieri che soggiornano nelle nostre carceri è rinchiusa per reati legati allo spaccio di droga (44%), mentre un altro 43% si è distinto per furti e rapine. Ricordando che un detenuto può risultare tale avendo compiuto diversi reati, ecco che il 18% degli stranieri incarcerati è responsabile di lesioni volontarie. Un quadretto edificante, non c’è che dire.



Fonte: La Verità

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