Il Superstato contro la libertà di parola

In Europa è vietato parlare di Turchia e di genocidio armeno

I burocrati dell'ufficio amministrativo del Parlamento Ue cassano un documento della Lega Nord sul genocidio degli armeni per non disturbare l'amico Erdogan

Marco Dozio
In Europa è vietato parlare di Turchia e di genocidio armeno

In Europa parlare di Turchia ora è persino vietato. La libertà di parola nel Superstato di Bruxelles vale sempre meno. Come non fosse l’essenza stessa della democrazia ma un pleonastico diritto accessorio, dunque sacrificabile sull’altare dei rapporti (subalterni) con il sultano Erdogan. È successo che a parlamentari europei sia stato negato il diritto di portare in aula una mozione sul genocidio armeno. Il gruppo della Lega Nord, primo firmatario Matteo Salvini, aveva preparato un documento affinchè Commissione e Consiglio europeo invitassero la Turchia a riconoscere il genocidio degli armeni e a valutare un risarcimento per i discendenti delle vittime.

Poche righe, concetti legittimi e lineari che però non hanno passato il vaglio dell’ufficio amministrativo. Situazione emblematica di come da quelle parti conti più la burocrazia che la politica. La censura preventiva operata da un semplice ufficio amministrativo la dice lunga in questo senso. L’ossessione del politicamente corretto però non regge nemmeno a cercare il pelo dell’uovo: è evidente che si tratta di una precisa scelta volta a non compromettere le relazioni tra Ue e Turchia, ora che sono in ballo piogge di miliardi di euro per la gestione degli immigrati e il controverso nodo della liberalizzazione dei visti.

Del resto è di poche settimane fa la crisi diplomatica tra Ankara e Berlino seguita all’approvazione di una risoluzione sul riconoscimento del genocidio armeno da parte del Bundestag. Le parole di Erdogan e dei ministri turchi furono molto chiare e minacciose, corredate da una sequela di insulti ai tedeschi definiti “nipotini di Hitler” dalla stampa di regime: “Questa risoluzione avrà serie conseguenze sulle relazioni turco-tedesche. Ci aspettiamo che la Germania prenda in considerazione le nostre opinioni e le nostre sensibilità, per il bene del futuro delle nostre reazioni bilaterali e anche delle relazioni turco europee”. Tant’è che immediatamente e proditoriamente l’Ue si affrettò a precisare che la vicenda andava circoscritta al rapporto bilaterale tra Germania e Turchia. Ora, per non sbagliare, l’Europa appone un bavaglio preventivo alle mozioni dei suoi stessi parlamentari. Così, giusto per avvicinarsi alla concezione della libertà di parola e d’opinione esibita dal governo turco.

 

Ecco il testo in inglese del documento cassato dall’ufficio amministrativo del parlamento europeo.

 

Written declaration, under Rule 136 of Parliament’s Rules of Procedure, on the 100th anniversary of the Armenian genocide in Turkey1

 

1. Both the European Union and the United Nation have firmly condemned any genocide and remarked how important is to keep and share the memory of these crimes against humanity.

 

2. Turkey, while claiming to be ready to join the EU, has never admitted the Armenian genocide perpetrated one hundred years ago, when about 1200000 people were killed, neither has the Turkish Government offered any apology or reimbursement to the relatives of the victims.

 

3. The Commission and the Council are hence called upon to invite the Turkish authorities to recognize the Armenian genocide as a matter of fact and to offer apologies and some kind of reimbursement to the descendants of the people brutally assassinated.

 

4. This declaration, together with the names of the signatories, is forwarded to the Council and the Commission.

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