arrestati il 22 giugno scorso

Camorra: centro scommesse a prestanome, scarcerati imprenditori

I giudici delle Libertà hanno accolto la tesi della difesa sul fatto che l'eventuale provvista economica necessaria per l'apertura della sala scommesse era "autonoma, lecita e dichiarata"

Redazione
Camorra: centro scommesse a prestanome, scarcerati imprenditori

Era stati arrestati il 22 giugno scorso perché gli inquirenti ritenevano fossero imprenditori al 'servizio' di tre clan della camorra. Amici dei calciatori del Napoli, le loro foto hanno fatto il giro del web subito dopo l'arresto avvenuto poco prima della loro partenza programmata ad Ibizia per l'inizio delle vacanze estive: abbracciati a Pepe Reina e a José Callejon, in locali della movida partenopea, a bordo di piscine, con champagne e auto di lusso. Riciclaggio aggravato dal metodo mafioso per aver favorito le cosche napoletane dei Sarno-Palazzo, dei Contini e dei Lo Russo, le contestazioni nella misura cautelare. Ma la 12esima sezione del Tribunale del Riesame di Napoli ha annullato la misura di custodia cautelare in carcere per tutti e tre. Sono tornati cosi' liberi i fratelli Francesco, Giuseppe e Gabriele Esposito, i primi due difesi solo dall'avvocato napoletano Roberto Saccomanno, il terzo assistito anche da Domenico Dello Iacono.

I pm della Dda li indagano anche per associazione a delinquere di stampo mafioso, ma gip aveva ritenuto non ci fossero prove sufficienti per la contestazione. L'inchiesta ruota intorno a un centro scommesse che per la Procura e' intestato a un prestanome ma nella disponibilita' dei fratelli. I giudici delle Libertà hanno accolto la tesi della difesa sul fatto che l'evenutale provvista economica necessaria per l'apertura della sala scommesse era "autonoma, lecita e dichiarata", in quanto la famiglia Esposito ha numerose aziende nel settore dei giocattoli, con fatturati molto alti; accolta anche la versione dei legali relativa a una ipotesi di dolo nella presunta intestazione fittizia del centro scommesse a una terza persona, necessaria, sostiene la Procura, per eludere misure di prevenzione che sarebbero scattate in quanto uno dei tre fratelli era stato condannato in passato per associazione a delinquere.

Per gli avvocati Saccomanno e Dello Iacono invece non ci sarebbe alcun dolo in quanto i tre fratelli sono già intestatari di altre quote di diverse società e quindi "non avrebbe avuto senso intestare il centro scommesse a una terza persona" per eludere provvedimenti giudiziari. Infine l'aggravante mafiosa: non ci sono rapporti diretti dimostrati con esponenti della criminalità organizzata.

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