A quattro anni dalla legge sulle “unioni civili”

Come previsto, una legge inutile: gli LGBT non si “sposano”

Dopo la legge inutile per le convivenze omosessuali ora provano con quella dannosa sulla “omotransfobia”, nonostante la grande manifestazione di ieri in piazza Montecitorio a Roma contro il pdl Zan. Tutto per compiacere una esigua minoranza, mentre il Paese affonda...

Pietro Licciardi
Come previsto, una legge inutile: gli LGBT non si “sposano”

Neodemos, osservatorio indipendente di ricerche e osservazioni demografiche, ha da poco pubblicato uno studio a quattro anni dalla entrata in vigore della legge 76/2016 sulle unioni civili dal quale risulta che nel 2017 le unioni di coppie omosessuali sono state 4.400, scese a 2800, l’anno successivo.

Secondo l’Istat, che dal primo gennaio 2018 indica anche le persone unite civilmente, all’inizio del 2019 risiedevano in Italia 11 mila 800 uomini e 5 mila 700 donne unite o già unite civilmente. Il divario tra uomini e donne si spiega considerando – secondo una ricerca condotta nel 2006 tra la popolazione di 18-69 anni, che i gay in Italia sono l’1,7% mentre le lesbiche lo 0,8%. Tra l’altro questa rilevazione, considerando stabili le percentuali, ha permesso di stimare che all’inizio del 2019 le lesbiche in età 18-69 residenti in Italia erano 143 mila, meno della metà dei 323 mila gay.

Numeri molto esigui ma, sempre secondo Neodemos, la proporzione di persone esclusivamente lesbiche e gay in Europa, in tutte le indagini campionarie statisticamente valide del ventunesimo secolo di cui disponiamo, non superano mai il 2% per gli uomini e l’1% per le donne.

Percentuali analoghe si rilevano anche altrove. Sempre secondo Neodemos, nell’articolo “Due anni di unioni civili in Italia” (2019), in Australia nel 2002-2003 si sono auto-definiti omosessuali l’1,6% degli uomini e lo 0,8% delle donne, in Francia nel 2006 l’1,1% degli uomini e lo 0,5% delle donne, in Finlandia nel 2007 il 2% degli uomini e lo 0,6% delle donne. Negli Stati Uniti del 2013 i gay erano il doppio delle lesbiche (2,2% contro 1,1%).

Già da questo dato si evince come alle questioni riguardanti i “diritti” delle minoranze omosessuali sia riservato un posto assolutamente sproporzionato nel dibattito politico e sociale, tanto che all’uscita dei primi dati sulle unioni civili, in Italia e altrove, furono gli stessi militanti omosessuali a stupirsi per i numeri molto al disotto delle attese, stupore dovuto ad una sovrastima della popolazione omosessuale, che oltretutto è divisa al suo interno, come dimostra l’opposizione di numerosi esponenti di quel mondo a rivendicazioni come l’adozione di minori o alla legge contro la cosiddetta omofobia.

E comunque i dati mostrano che l’entusiasmo degli omosessuali verso le unioni civili resta assai inferiore rispetto a quello degli eterosessuali verso il matrimonio, che pure sta perdendo sempre più appeal. Come riporta la ricerca di Neodemos, nel 2018 la probabilità di sposarsi per un uomo non gay in stato libero di età 18-69 è stata del 2,2%, quella di celebrare una unione civile per un omosessuale “in stato libero” dell’1,1%; la probabilità di sposarsi per una donna non lesbica in stato libero è stata del 2,1%, quella di celebrare una unione civile per una lesbica in stato libero dell’1,3%.

Tuttavia, nota l’osservatorio, per giustificare il basso numero delle unioni civili in Italia non è corretto evocare la parallela disaffezione degli eterosessuali verso il matrimonio, in quanto la propensione a legalizzare una relazione di coppia è comunque sensibilmente minore per gli omosessuali rispetto a quella degli eterosessuali. Il motivo? Quello che è stato detto e ripetuto quando infuriava la campagna politica in favore delle unioni civili: che i diritti delle persone conviventi sono già ampiamente tutelati, al punto che da parte loro non si riscontra più alcun vantaggio nel suggellare la loro unione nei municipi.

Stesso ragionamento si può fare per la proposta di legge Zan-Scalfarotto per il contrasto alla cosiddetta omofobia, una legge doppiamente inutile e contro la quale sono scesi in piazza l'11 luglio migliaia di manifestanti e, ieri, a Roma l'appuntamento in piazza Montecitorio ha visto altre 600 persone, affiancate da decine di parlamentari e gli stessi Matteo Salvini e Giorgia MeloniInutile perché la legge punisce già chi compie atti di violenza contro chiunque, compresi gli omosessuali.

Inutile perché in Italia secondo l'Osservatorio sui casi di discriminazione istituito al Ministero dell'Interno che raccoglie i dati annualmente negli ultimi otto anni e mezzo sono stati registrati 212 casi di episodi lesivi della persona che hanno come movente la discriminazione su base sessuale: poco più di 20 casi l’anno.

L’Italia dunque non è un paese “omofobo”, ma con questa legge diventerà sicuramente un paese totalitario.

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