Maltrattamenti animali, giudice di Trento dice basta

Maltrattamenti animali, giudice di Trento dice basta

Sentenza storica del Tribunale verso chi è reo di non adempiere ai doveri di cura e di accudimento nei confronti del proprio pet

Stefania Genovese
Maltrattamenti animali, giudice di Trento dice basta

Dopo un acceso dibattito giudiziario, sorto per una querela presentata da alcuni vicini di casa, che avevano contestato il proprietario di un pastore tedesco, costretto a vivere in una terrazza, spesso privo di acqua e cibo, e che spesso lasciato solo si abbandonava a disperati latrati, è stato deliberato il decreto n.856/2014, in cui si stabilisce che chiunque non adotti nei confronti del proprio animale domestico un comportamento sollecito e premuroso, possa incorrere nel reato di abbandono di animale.


Una vicenda, come tante altre che vengono esaminate nelle aule giudiziare, che aveva avuto inizio con una querela, dal momento che a nulla erano valsi i richiami verbali dei vicini che assistevano impotenti ai maltrattamenti ed alle vessazioni subite dal cane dei loro dirimpettai; tuttavia il giudice aveva subito ravveduto molto più di un semplice reato di disturbo, e aveva così deciso di annettervi anche l'illecito di abbandono di animali (articolo 727 c.p.).


Ma la questione è divenuta ancora più grave dal momento che il Tribunale ha riscontrato ed attestato che il cane aveva subito gravi sofferenze e patito disagi psico-fisici, dal momento che il suo stato di salute era stato gravemente leso a causa della scellerata negligenza di chi invece avrebbe dovuto averne massima cura. Lo stesso codice contempla anche l'arresto fino ad un anno ed una ammenda che va dai mille a diecimila euro per tutti coloro che mantengano in condizioni incompatibili con il proprio etogramma, animali di qualsiasi specie. Questa sentenza "storica" ha così stabilito che nel concetto di abbandono venisse acclusa anche l'annotazione che esso "postuli una condotta ad ampio raggio, accorpando anche la colpa intesa come indifferenza, trascuratezza, disinteresse o inerzia".


Quindi ulteriormente è stata convalidata l'aggravante di reato doloso secondo l'orientamento giurisprudenziale di legittimità, fatto proprio dai giudici di merito, che hanno sottolineato quanto sia diventatato molto labile il confine tra trascuratezza e sofferenza psicologica, e lesioni dell'integrità corporea perpetrate ai danni di un animale. Purtroppo la triste vicenda denota ancora una volta quanto ancora troppe persone non si avvedano come il rapporto con altre specie possa offrire una opportunità formativa unica, e che relazionarsi positivamente con un pet, sin da bambini, possa contribuire a sviluppare le qualità più autentiche dell'essere umano come l'affiliazione, l'incontro, la collaborazione e tutte quelle competenze sociali utili nella nostra società ormai così strutturalmente eterogenea e complessa. Un grande plauso al Tribunale di Trento, dunque, per aver offerto un esempio più che lodevole ed importante di civiltà e rispetto verso le biodiversità.

 

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