Intervista al Governatore più amato

Modello Lega, Zaia cancella le tasse: "In Veneto nessuna addizionale"

Il presidente leghista trova la soluzione per scongiurare l'imposta sulla Pedemontana: "L'infrastruttura si farà, ma senza prelievo fiscale. Siamo l’unica regione d’Italia che non applica tasse di alcun tipo. Lasciamo nelle tasche dei veneti 1 miliardo e 159 milioni di euro l’anno"

Marco Dozio
Modello Lega, Zaia cancella le tasse: "In Veneto nessuna addizionale"

Il modello della Lega di governo con Luca Zaia, Governatore del Veneto, è allergico alle tasse. Preferendo lasciare i soldi nelle tasche dei cittadini. Nel senso che i veneti non pagano imposte aggiuntive decise a livello regionale, al contrario di quanto accade nel resto d’Italia. Schema confermato in questi giorni: non ci sarà alcuna addizionale Irpef per finanziare la Pedemontana. I 300 milioni che servono per i cantieri saranno trovati in altro modo, attraverso uno sdoppiamento del mutuo che consente di rispettare le imposizioni del Fiscal Compact, soluzione complessa scovata dalla task force di Zaia.

Governatore Zaia, dunque la Pedemontana si farà senza ricorrere a un prelievo fiscale?
Esatto. Nella delibera del consiglio regionale era scritto a chiare lettere che l’autorizzazione all’addizionale Irpef aveva un carattere precauzionale, anche se qualcuno finge di non capire il significato di questa parola. Ora abbiamo una soluzione che permette di scongiurare la tassa e sbloccare un cantiere che per 7 anni, fino al 2016, ha avuto una gestione commissariale. La Pedemontana è la più grande infrastruttura attualmente cantierata in Italia: sono 95 chilometri per 2,258 miliardi di euro. Aggiungo che in totale trasparenza abbiamo voluto mandare tutte le carte alla Conte dei conti e all’Anac, perché crediamo in una collaborazione leale.

Lega al governo significa meno tasse?
Siamo l’unica regione d’Italia che non applica tasse di alcun tipo. Non preleviamo dalle tasche dei veneti 1 miliardo e 159 milioni di euro all’anno, da quando sono Governatore. Al di là della polemica sulla tassa per la Pedemontana, si sarebbe trattato di 300 milioni su 9 miliardi mai prelevati in questi anni. E comunque siamo riusciti anche in questo caso a scongiurare l’introduzione dell’imposta. Siamo a tasse zero, nel senso che restano ai minimi previsti dalla legge. Non abbiamo alcuna addizionale. E non c’è nemmeno il ticket regionale. Quando mi viene chiesto cosa fa la Regione per il rilancio dell’economia, rispondo per esempio che lasciamo ogni anno 1 miliardo e 159 milioni di euro nelle tasche dei veneti.

Secondo il sondaggio Demos pubblicato pochi giorni fa, il 71% dei veneti esprime un giudizio positivo sul suo operato e quello della sua Giunta. Una percentuale enorme.
Dedico il risultato di questa rilevazione alla mia squadra, agli assessori e ai consiglieri. Noi diciamo che da soli si fa prima, ma insieme si fa molta più strada. Mi fa piacere che ci sia un consenso così ampio dopo 7 anni di governo. E pensare che questo sondaggio è stato effettuato prima che fosse resa nota la notizia sull’Irpef. I veneti hanno capito che faccio quelle che dico. Hanno capito che mantengo la parola.

Come spiega il consenso altissimo anche tra i sostenitori del Pd e del M5S?
La gente non ha i paraocchi e sempre più spesso non vota seguendo il colore del partito, ma valutando le persone e il loro vissuto. Mi sono presentato alle elezioni pochi mesi dopo il caso Mose. Dicevano che ci avrebbero massacrati, ma abbiamo fatto il pieno di voti arrivando al 60%. I cittadini sanno fare valutazioni in modo libero.

Sono dati positivi anche in vista del referendum sull’autonomia?
Questo però non è il referendum della politica, è il referendum dei veneti. Che siano bianchi, rossi, verdi, anarchici: nessuno deve avere un alibi. L’obiettivo è fare in modo che i veneti vadano a votare. L’affluenza alle urne è fondamentale, significa praticare il motto “padroni a casa nostra”. Poi ognuno torni a votare per chi vuole alle elezioni, ma il referendum è dei veneti.

Il Governo Renzi però aveva cercato di impedire la consultazione.
Ribadisco che è il referendum dei veneti. E Lo dico talmente convinto da sopportare il fatto che parte della sinistra che ora sostiene il Sì aveva appunto cercato di vietare la consultazione. Se il 22 ottobre potremo celebrarla è perché la Corte costituzionale ci ha dato ragione nei confronti del Governo Renzi , il quale aveva impugnato la legge con l’obiettivo di impedire ai veneti di votare sull’autonomia. Ora il Pd sta organizzando i primi comitati per il Sì. Lasciamo perdere il tema della coerenza e pudore: passo sopra anche a questo, perché sono convinto che sia davvero il referendum dei veneti.

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