Giancarlo Ricci: vi racconto la mia “odissea”

C'è ancora libertà di pensiero in Italia?

Il noto psicoanalista milanese ci spiega l'esito del procedimento disciplinare intentato dall'Ordine professionale degli psicologi della Lombardia per aver ripetuto pubblicamente l’ovvio sulla necessità dei figli di avere una mamma e un papà

Giuseppe Brienza
C'è ancora libertà di pensiero in Italia?

Citazione sulla "post-libertà" dello psicanalista Giancarlo Ricci

Giancarlo Ricci, psicoanalista milanese con 40 anni di esperienza alle spalle e autore di numerosi e apprezzati volumi scientifici, è noto per essere stato sottoposto a indagine disciplinare da parte del suo Ordine professionale (quello degli Psicologi della Lombardia) per aver difeso durante una trasmissione televisiva "la funzione essenziale del padre e della madre nella costituzione del soggetto". Secondo quei “colleghi” che hanno deciso di instaurare un processo disciplinare contro di lui, che si è concluso ad aprile dopo oltre tre anni di istruttoria con l’archiviazione, questa frase, un tempo lapalissiana, per la psicologia (e il buon senso) sarebbe stata “discriminatoria” nei confronti delle cosiddette “famiglie omosessuali”. L’abbiamo intervistato per farci raccontare la sua vicenda perché, purtroppo, riteniamo sia esemplare di quest’epoca di dittatura del relativismo (Papa Benedetto XVI).

Pochi giorni fa la sua incredibile vicenda disciplinare si è finalmente conclusa con l’archiviazione. Possiamo dunque stare tranquilli per la libertà di espressione nel nostro Paese?

L’archiviazione si è basata su una votazione: sette favorevoli e sette contrari. Leggendo poi i motivi dell’assoluzione risultano varie omissioni e imprecisioni e comunque viene ribadita la convinzione che “permangono irrinunciabili perplessità” su quanto avrei detto. No, non possiamo stare affatto tranquilli in merito alla libertà di espressione se, come accade, ampi riferimenti ideologici sono fatti equivalere a una verità oggettiva…

Si è sentito difeso, sostenuto o ignorato dagli ambienti che in teoria dovrebbero avere a cuore la famiglia e le libertà nel nostro Paese durante i tre anni del “processo” disciplinare che ha sopportato?

Ho riscontrato una grande solidarietà e sostegno, da parte anche di sconosciuti, verso la mia vicenda. Il collegio di Difesa, composto dagli avvocati Davide Fortunato e Valeria Gerla, hanno gestito con molta generosità e precisione le varie fasi delle udienze e delle accuse. Il mio piccolo caso sta diventando un simbolo della libertà di parola a difesa della famiglia, minacciata sempre più dall’omosessualismo e dall’ideologia gender.

Ci sono già in vista altre azioni disciplinari in arrivo nei suoi confronti?

Sì, nel frattempo ho ricevuto altri tre esposti. Sono pretestuosi e assurdi. Due sono anonimi in quanto firmati da uno pseudonimo: questo è il livello. Che significa, in generale, far di tutto per evitare un effettivo confronto e un dibattito su temi caldi, complessi e delicati. Prevale la propaganda, la cieca impostura ideologica.

Ma allora come dovremmo difenderci dalla “polizia politica” del Pensiero Unico e del Politicamente corretto?

Cosa non facile. Innanzi tutto direi che occorre che ciascuno si informi, che approfondisca queste tematiche e che cerchi di coglierne le varie implicazioni sia individuali che sociali. L’ideologia gender sempre più cercherà di imporsi e affermarsi. Il Pensiero unico e il politicamente corretto sono due strumenti micidiali che vanno contrastati, smontati, portati al paradosso, ridicolizzati: questa dimensione critica mi sembra si stia affermando, anche se lentamente…

Il suo ultimo libro s’intitola significativamente Il tempo della postlibertà. Destino e responsabilità in psicoanalisi (SugarCo Edizioni, Milano 2019, pp. 192, € 16,50). Cosa intende dire con questo titolo, non siamo più liberi in Occidente?

Nel libro sono partito dalla mia vicenda personale allargando poi il campo verso una riflessione sulla nostra società. Il nodo è come funziona la libertà oggi, nell’epoca della globalizzazione e del liberalismo spinto: la libertà ci è offerta abbondantemente facendoci credere che siamo liberi, che possiamo scegliere. In realtà questa strategia di offrire libertà e diritti conduce a una sorta di implosione della libertà. Viviamo, paradossalmente, in una libertà coatta. Essa prevede una rinuncia alla responsabilità e l’affermazione di una sorta di fatalismo.

Ci sono altri libri o autori che, nel campo della psicologia, consiglierebbe ai nostri lettori?

Per esempio mi sembra che un lavoro interessante sia quello di Eugenio Capozzi, autore del libro Politicamente corretto (Marsilio) o, per approfondire i motivi economici che sostengono l’ideologia gender, il libro di Diego Fusaro Il nuovo ordine erotico (Rizzoli). Nello specifico il campo della psicologia non brilla per studi critici intorno a questi argomenti. Abbiamo interessanti studi di Eugenia Scabini, di Claudio Risè, di Chiara Atzori, di Roberto Marchesini, di Mariolina Ceriotti e di altri. Ma soprattutto da parte dei giovani, c’è timore a esporsi.

Spesso in questi libri si parla di “terapie riparative”, ci può spiegare in sintesi di cosa si tratta?

Le cosiddette “terapie riparative” si rifanno allo psicologo americano Joseph Nicolosi [(1947-2017), psicologo clinico statunitense, cofondatore della NARTH] che, per anni, è stato bersagliato da critiche e da insulti. La sua impostazione fa riferimento, in termini di terapia, a un lavoro di riconciliazione verso il padre, ritenuto da lui e dalla sua scuola, il nucleo principale della genesi di molte forme di omosessualità. Si tratterebbe di una mancata o difettosa identificazione del figlio maschio verso il padre.

Risposta secca: ripeterebbe in pubblico le stesse dichiarazioni che, nel corso della nota trasmissione Dalla vostra parte condotta da Paolo Del Debbio nel 2016 su Rete 4, l’hanno poi portata alla sua “odissea”?

Sì, ripeterei le stesse dichiarazioni. Ne sarei fiero. Chiederei più spazio di parola...

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