Pubblicata una ricerca del Pew Research Center

Se non sarà invasione… poco ci manca

Il 45% dei nigeriani, il 24% dei tunisini il 19% dei keniani e sostanziali quote di senegalesi, ghanesi e sudafricani, si sta preparando ad emigrare in Europa nei prossimi cinque anni. Si prepara entro breve un vero e proprio tsunami migratorio in Europa…

Pietro Licciardi
Se non sarà invasione… poco ci manca

Il logo del "Pew Research Center" (Centro di ricerca Pew), think tank statunitense con sede a Washington

Il Pew Research Center è un “serbatoio di pensiero” (think thank) statunitense con sede a Washington che conduce sondaggi, ricerche demografiche e analisi negli Stati Uniti e nel mondo. Da una sua indagine condotta nel 2018 in dodici paesi nei quattro continenti e resa nota da pochi giorni, si apprende che una significativa quota di nigeriani, tunisini e kenioti intende entro breve tempo emigrare in America ed Europa. In Nigeria, la nazione più popolosa dell’Africa con oltre 109 milioni di abitanti nel 2017, secondo il sondaggio quasi il 45% degli adulti ha dichiarato di voler espatriare entro i prossimi cinque anni. In Tunisia, poco più di 11 milioni di abitanti, è il 24% degli adulti a volersene andare, il 19% in Kenya, che conta circa 49 milioni di abitanti. Altrettanto vorrebbero fare quote significative del campione intervistato in Senegal, Ghana e Sudafrica.

I dati mostrano dunque qual è il potenziale migratorio in un continente la cui popolazione è in rapida crescita. E non siamo di fronte ad un mero desiderio ma a una precisa volontà di salpare per altri lidi, per lo più europei in seguito al richiamo esercitato da chi è già emigrato. A conferma di ciò il fatto che in Tunisia, il 70% di coloro che intendono partire ha già raccolto informazioni per il proprio trasferimento e circa la metà - il 54% - ha risparmiato o preso in prestito denaro. Il 52% ha invece già richiesto i documenti necessari, come passaporto o visto. Sempre secondo il Pew Research Center un quarto dei tunisini che hanno in programma di trasferirsi ha seguito tutt’e tre le fasi della preparazione al viaggio, ovvero il 7% di tutti gli adulti intervistati nel paese.

Per dare un’idea di quello che sta per abbattersi su di noi dall’Africa il sondaggio ci dice che nelle Filippine, che hanno una lunga storia di migrazione di manodopera in tutti i Paesi del mondo, solo uno su dieci (15%) dichiara di volersi trasferire. Quote ancora più basse dicono di voler espatriare dall’India (2%) e dal Messico (8%), Paesi entrambi con le maggiori popolazioni di migranti al mondo.

Il motivo per cui gli africani nelle tre nazioni oggetto della ricerca vogliono andarsene è per cercare un lavoro, avere una istruzione migliore, ricongiungersi con i familiari. Nel caso di Kenya e Nigeria una percentuale importante degli intervistati vuole fuggire dalla violenza che sta imperversando in quei paesi nel sostanziale disinteresse della politica internazionale.

Il sondaggio ha anche rilevato che sono gli adulti più giovani, gli uomini e quelli con redditi più alti a voler partire entro i prossimi cinque anni e ciò evidentemente smentisce il luogo comune secondo il quale chi si accinge alla traversata del Mediterraneo è in fuga dalla miseria.

Come è facilmente intuibile l’Italia e l’Europa dovranno fronteggiare entro breve un vero e proprio tsunami migratorio che probabilmente non è destinato a diminuire nel tempo e di fronte al quale, almeno qui da noi, non sembra vi sia alcuna capacità di governo se non i provvedimenti adottati ancora in clima di emergenza dal vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini.

Purtroppo c’è una intera parte politica che continua a venir meno ai suoi doveri verso la collettività e il bene comune e che, anziché pensare a come arginare e regolare un fenomeno che potrebbe diventare strutturale nel medio periodo, si perde in sterili polemiche ed enunciazioni di principio con uno sgradevole retrogusto ideologico.

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