Nessuna marcia indietro

Terrorismo, il pm chiede nove anni di carcere per "Fatima" e suo marito

La 29enne Maria Giulia Sergio, prima foreign fighter italiana, viveva nel Milanese prima di andare nel 2014 in Siria, dove si troverebbe tuttora

Redazione
Terrorismo, il pm chiede nove anni di carcere per "Fatima" e suo marito

Maria Giulia "Fatima" Sergio. Foto ANSA

È il "ruolo centrale" delle donne "nell'organizzazione terroristica dello Stato islamico, la più pericolosa al mondo", uno degli elementi principali emersi dall'inchiesta sul nucleo familiare di Maria Giulia "Fatima" Sergio, la prima foreign fighter italiana partita per la Siria più di due anni fa, e su quello del marito albanese Aldo Kobuzi. Donne "maestre di dottrina radicale che insegnano il jihad", come ha sottolineato il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli nella requisitoria prima di chiedere 6 condanne fino a 9 anni di carcere. E donne che, come la stessa Fatima, "non vedono l'ora che il Califfo dia anche a loro l'autorizzazione per combattere, perché in realtà l'uguaglianza di genere nel martirio non esiste".

Romanelli, che era a capo del pool antiterrorismo milanese e ora è alla Direzione nazionale antimafia-antiterrorismo, e il pm Paola Pirotta, in particolare, hanno chiesto 9 anni per Fatima, la 29enne che viveva a Inzago (Milano) prima di andare in Siria, dove si troverebbe tuttora, nell'autunno del 2014. Stessa richiesta, davanti alla Corte d'Assise (la sentenza è prevista per il 19 dicembre) per il marito Aldo Kobuzi (anche lui sarebbe ancora nel Paese mediorientale) e per la cosiddetta "maestra indottrinatrice" Haik Bushra, cittadina canadese che si troverebbe in Arabia Saudita. Lei, stando alle indagini della Digos, gestiva gruppi di indottrinamento con tanto di lezioni e corsi e avrebbe dato a Maria Giulia la spinta decisiva a partire per il jihad. Otto anni di reclusione, invece, sono stati chiesti per Donika Coku e Seriola Coku, rispettivamente madre e sorella di Aldo Kobuzi.

A nessuno dei cinque imputati latitanti e accusati di terrorismo internazionale, secondo i pm, devono essere riconosciute le attenuanti generiche, perché da Fatima e dagli altri "non è mai arrivata una marcia indietro, un cedimento, una rivisitazione critica". La richiesta di pena più bassa, 3 anni e 4 mesi, invece, ha riguardato Sergio Sergio, il padre della foreign fighter, accusato di organizzazione del viaggio a fini terroristici e arrestato nel luglio 2015 assieme alla moglie Assunta Buonfiglio (morta più di un anno fa) e all'altra figlia Marianna (già condannata in abbreviato a 5 anni e 4 mesi), mentre stavano per prendere un aereo verso la Siria. Solo a Sergio Sergio, unico imputato non latitante (è ai domiciliari), secondo la Procura, possono essere concesse le attenuanti perché, anche se fu sua la decisione di partire e "la prese consapevolmente", subì la pressione delle "figlie cattive".

Per Romanelli, però, non si sarebbe trattato di un "semplice ricongiungimento familiare", come ha cercato di sostenere anche l'uomo nel suo interrogatorio. "E poi - ha aggiunto il magistrato - cosa c'era che non si capiva nelle parole della figlia che via Skype gli diceva 'noi qui ammazziamo i miscredenti, tagliamo le teste e conquisteremo Roma'?". Quella ragazza che, tra l'altro, come evidenziato dai pm, "sottopose il futuro marito anche a un test di affidabilità religiosa, con un vero e proprio questionario", prima del "matrimonio combinato". Nel frattempo, la difesa di Sergio Sergio, per chiedere l'assoluzione, ha letto in aula una lettera inviata nei mesi scorsi dal carcere da Marianna Sergio al padre, che è tornato ad essere cattolico e non ha più rapporti con le figlie.

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