SCHEGGE DVRACRVXIANE

Ma andate a giocare a volley!

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Ma andate a giocare a volley!

Dopo lo scempio annunciato di Italia-Svezia, fioccano le polemiche; e le code di paglia prendono fuoco rapidamente, con Renzi che ha messo subito le mani avanti dicendo che i giocatori stranieri, additati da Salvini come causa della disorganicità e della penuria di investimenti nei vivai calcistici nazionali, sono in tutte le squadre europee e non c’entrerebbero nulla con questo disastro. Insomma, un ciarpame retorico a cui basterebbe rispondere con la denuncia di questo giovane giocatore della Lazio rilasciataci in tempi non sospetti.

Ebbene, è evidente che a calcio non si gioca coi piedi, ma col cuore; e se il cuore viene sostituito dalla banconota, il motore dello slancio verso la vittoria non sarà più alimentato da un genuino senso d'appartenenza, ma si ridurrà ad un laido marketing generalizzato che renderà la Nazionale un’accozzaglia di mestieranti del tutto disabituati alla coesione di squadra con dei connazionali.

E per rendere tale ragionamento ancora più inattaccabile dal punto di vista logico, eccovi la prova del 9: la nazionale di volley, sport in cui girano molti meno soldi rispetto al calcio, è composta da volenterosi atleti italiani che certo non si sudano le maglie per comprarsi auto sportive con cui andare ad ammazzare la gente, ma lo fanno per puro entusiasmo sportivo e orgoglio nazionale, basta guardarli.

Finché, invece, si continuerà a regalare soldi a quattro fighette venute da chissà dove, con l’intento di multietnicizzare anche quell’ultimo baluardo di identitarismo esistente che è il Calcio, anziché investire sui nostri giovani atleti ai quali non si paga nemmeno la palestra per allenarsi, andrà sempre peggio.
Ma forse, anzi, sicuramente, questo non è che l’ennesimo scempio programmato dal progetto mondialista.

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