I tribunali ingolfati dai ricorsi degli immigrati

Il patrocinio gratuito monopolizzato dai finti profughi. E paghiamo noi

A Milano metà delle domande per ottenere la tutela legale a spese del contribuente sono presentate da stranieri, clandestini a cui è stato negato lo status di protezione internazionale dalla commissione prefettizia. I casi sono raddoppiati nel giro di un anno

Marco Dozio
Il patrocinio gratuito monopolizzato dai finti profughi. E paghiamo noi

Il patrocinio gratuito, ovvero la difesa legale a spese del contribuente, ormai è monopolizzato dagli stranieri, da profughi più o meno presunti. Il dato di Milano è impressionante. La metà delle domande riguarda i cosiddetti richiedenti asilo, più precisamente stranieri a cui le commissioni della prefettura hanno negato lo status di protezione internazionale. In sostanza “clandestini” che fanno ricorso, a spese nostre, nel tentativo di vedersi riconosciuti in tribunale come profughi. Oppure, mal che vada, l’obiettivo è guadagnare tempo continuando a usufruire di alberghi, appartamenti e pasti gratis.

Il “trucco” è questo: presentare ricorso, in caso di diniego da parte della commissione prefettizia, consente all’ospite di restare nel circuito dell’accoglienza. E tra il deposito della domanda e la sentenza definitiva possono trascorrere anche due o tre anni. Oltretutto la trafila giudiziaria non costa nulla all’immigrato ma è interamente a carico dello Stato, attraverso il patrocinio gratuito previsto per chi non può pagarsi un legale.

L’ordine degli avvocati di Milano ha certificato che nel capoluogo lombardo “la protezione internazionale vale la metà dell’intero patrocinio gratuito”. I dati dell’anno in corso aggiornati al 10 ottobre parlano di 3.658 “istanze di ammissione al gratuito patrocinio per il ricorso contro il diniego di protezione internazionale”. Si tratta di “una percentuale prossima al 50% sul totale delle domande presentate”, spiega l’ordine degli avvocati milanesi al Populista.it.

Impressionante il balzo rispetto allo scorso anno, quando il dato si attestava sul 25%. Osservando le tabelle sottostanti si evince che nel solo 2015 le domande presentate dai “profughi” all’ordine di Milano sono state 1.556, meno della metà rispetto al dato dell’anno in corso. Alcune domande vengono bocciate dalla commissione dell’ordine, che esercita “un filtro di ammissibilità della richiesta” valutando se esistono o meno gli estremi per la causa. Il meccanismo non è conveniente nemmeno per gli avvocati, che prestano il loro servizio per tariffe che variano tra i 650 e i 900 euro e devono attendere in media due anni per essere pagati.

L’ordine degli avvocati milanesi per far fronte all’aumento delle richieste ha istituito uno sportello specifico. “Il fenomeno è in costante aumento – fanno sapere dall’ordine – tra le altre cose occorrerebbe maggior rigore e attenzione circa le motivazioni per le quali viene richiesta la protezione internazionale”. Che le cause sui profughi veri o presunti ingolfino le aule dei tribunali lo ha confermato la sezione milanese dell’Associazione nazionale magistrati che a maggio, come riporta Repubblica, ha scritto al Ministero della Giustizia denunciando “la situazione
 di emergenza nella quale versano gli uffici giudiziari civili a causa della crescita esponenziale dei ricorsi dei richiedenti asilo che impugnano le decisioni di diniego delle commissioni territoriali”.







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