notabili note

La sanatoria fiscale, per raccogliere un "dovuto" che non c'è

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Edoardo Varini

Edoardo Varini

Dopo anni, dopo decenni di editoria e comunicazione mi sono reso conto che senza una precisa scelta d'azione lo scarto tra la parola e lo stato delle cose è incolmabile. Se questo scarto era tollerabile un tempo, quando all'incirca il nostro Paese viveva in un sostanziale benessere, ora non lo è più. In ragione di 5 milioni di poveri e stipendi e pensioni da fame non lo è più. In ragione di riforme di cartapesta e malgoverno non lo è più. Non è tornato il tempo dell'impegno, è giunto per la prima volta. Quello degli anni Settanta era un impegno ideologico spesso, troppo spesso avulso da una reale cognizione della condizione socio-economica delle persone. L'impegno di oggi – ancora di pochi ma è sufficiente contarsi ogni giorno per vedere che il numero cresce – ha dalla sua la forza del bisogno e la lucidità di un pensiero nuovo forgiato dallo scontro quotidiano con quell'entropia che il capitalismo sregolato unito ad una malintesa idea di sinistra senza volto né identità vorrebbe trionfante ma ancora non lo è. Opporsi a questa disumana insensatezza è un dovere. Doverosamente scrivo allora queste notabili note.

La sanatoria fiscale, per raccogliere un "dovuto" che non c'è

Il governo ha varato sabato, unitamente alla legge di Bilancio 2016, una sanatoria fiscale che riguarda circa 100 miliardi di cartelle, all'insegna del «pagare meno, pagare tutti». Del complessivo ammontare, 35 miliardi si riferiscono a cartelle che gli italiani stanno già pagando con la rateizzazione, 51 miliardi a cartelle che Equitalia si appresta ad emettere e 14 miliardi sono relativi ad una parte di cartelle messe dall'inizio del 2016.

Parliamo di 100 miliardi nominali perché il decreto – ancora in via di ultimazione – prevede la cancellazione delle sanzioni e degli interessi di mora. Enrico Zanetti, vice ministro dell'Economia considerato il padre della "rottamazione delle cartelle", crede di aver dato vita ad una cosa fantastica, che invece a parer mio altro non è che l'ennesimo segnale dello scollamento tra il Paese e chi dovrebbe governarlo.

Dichiara Zanetti: «È evidente che ci sono molte famiglie che non riescono materialmente a rientrare, se gli chiediamo, oltre al dovuto, anche sanzioni ed interessi». Dunque, secondo il vice ministro, il "dovuto" i suoi connazionali sarebbero in grado di pagarlo, ed anche gravato degli interessi per il ritardo, in un'unica soluzione oppure massimo con dilazione sino a 36 mesi.

Ma il problema è che gli italiani, a parte i soliti furbetti, questi soldi non li hanno ed è per questo che non pagavano. I contribuenti coinvolti nella rateizzazione in corso sono più di 3 milioni: tutti evasori patentati? Anche i suicidi economici che, guarda caso, dal  2012 l'Istat ha smesso di contare? L'ultimo dato disponibile è del 2010: 187 casi e 245 tentati.

Ma esiste qualcuno che per fortuna continua il conteggio al posto dell'Istituto Nazionale di Statistica ed è l'Osservatorio sui suicidi diretto dal sociologo Nicola Ferrigni dell'Università Link Campus di Roma. Sappiamo allora che nei primi sei mesi dello scorso anno 121 persone si sono tolte la vita per motivazioni economiche (per dare un'idea dell'escalation: nel 2013 furono 149 nell'intero anno) e la maggior parte di loro erano imprenditori.

Secondo Zanetti il problema non è l'impossibilità di versare a Equitalia tributi abnormi, ma semplicemente gli interessi di mora e le sanzioni sopra maturati.

Non hanno capito. Ancora non hanno capito che una gran parte del Paese – ed in particolare quella che vive di iniziativa privata – è alla fame. 

Ancora non hanno capito che quel che Zanetti chiama "dovuto" comporta il totale depauperamento di famiglie intere, a milioni. Ed ancora sono lì a pretenderlo.

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