NO AI DOLCIFICANTI STRANIERI

Germania e Francia rendono amaro lo zucchero italiano

Le aziende nostrane sono piegate dalla concorrenza tedesca e francese, sta sparendo il comparto dello zucchero Nazionale

Andrea Lorusso
Germania e Francia rendono amaro lo zucchero italiano

Foto notizieora.it

Nel 1948 vi erano 62 stabilimenti che lavoravano la barbabietola per la produzione di zucchero, ai primi 2000 v’erano soltanto 19 stabilimenti e a fine 2018 in Italia restano appena 3 aziende attive nella produzione di zucchero. Quattro pacchi su cinque arrivano dall’estero. Abbiamo una produzione di trecentomila tonnellate, a fronte di un consumo interno pari ad 1,7 milioni di tonnellate.

Il 30 Settembre 2017 sono cadute le “quote di produzione”, così facendo le grandi multinazionali, concentrate perlopiù in Francia e Germania, hanno inondato l’UE di zucchero, e la Commissione Europea ha bocciato la proposta italiana, propugnata dal Ministro dell’Agricoltura (della Lega) Gian Marco Centinaio, d’attivare lo stoccaggio privato dello zucchero. Così facendo l’84% della produzione Nazionale è andata in fumo.

Entro fine anno dei tre stabilimenti attivi, un paio dovrebbero chiudere, morsi ed erosi dai prezzi stracciati della concorrenza straniera, oligarchi in grado di far crollare il prezzo per tonnellata di oltre il 40%. Una collasso totale della filiera, che ci porterebbe ad essere uno dei pochissimi Paesi sul globo senza una produzione propria. Saremmo in compagnia di Nigeria, Malesia, Corea del Sud ed Arabia Saudita, non proprio una cricca delle eccellenze economiche.

Il sistema delle quote nell’eurozona, in altri frangenti in passato, ha leso invece la nostra competitività, pensiamo per esempio al comparto lattiero-caseario messo in ginocchio dal divieto di surplus. Infatti, non è una strategia corretta e nemmeno giusta quella di limitare il potenziale delle Nazioni. Ciò che invece è intollerabile, è il malcostume di non attenzionare le etichette di provenenzia quando ci sono, e ancora peggio non obbligare ad indicare la nazionalità dei prodotti.

I consumatori devono essere liberi di scegliere, ed anche fieri di difendere il proprio comparto patriottico. Non solo, non è ammissibile che importando qualcosa, costi meno di ciò che abbiamo in loco. Il dumping commerciale è la pratica all’opposto dei dazi, frustra e sgretola la buona qualità e la sana competizione tra rivali, a favore di monopoli innaturali ed a detrimento dei diritti sociali ed economici. Lo zucchero può essere amaro, se toglie lavoro alle nostre imprese.

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