infiltrati nelle forze armate

L'Esercito USA si libera dei foreign fighters?

Centinaia di reclute straniere si sono viste cancellare il proprio contratto di arruolamento nell'esercito e in tanti rischiano l'espulsione

Redazione
L'Esercito USA si libera dei foreign fighters?

Centinaia di reclute straniere si sono viste cancellare il proprio contratto di arruolamento nell'esercito americano; e secondo il Washington Post, ora sarebbero in tanti a rischiare l'espulsione dal Paese. A confermarlo gli stessi aspiranti militari, che dopo anni di attese, vedono sfumare il progetto di lavorare tra le fila dello U.S. Army. In realtà e non certo per amore d'altrui patria, tutti loro avevano partecipato ad un programma di reclutamento voluto da Obama e rivolto ad attrarre nell'esercito immigrati altamente specializzati in cambio di un processo di acquisizione della cittadinanza più rapido. Col rischio, però, di riempire l'Esercito di talpe, di cellule dormienti, di foreign fighters dell'Isis mascherati da bravi soldatini dello zio Sam.


Secondo gli esperti, alla base della vicenda ci sarebbe la volontà da parte dei reclutatori di liberarsi dalle incombenze del costoso iter di arruolamento degli stranieri reso più oneroso, lungo e complicato per via dei severi controlli e delle indagini necessarie, ma questa è chiaramente una balla. Il Governo USA non può certo ammettere che Obama abbia fatto una cazzata grande quanto una casa e adesso cerca una scusa puerile per fare marcia indietro. La qual cosa sta dando armi alle petulanti proteste dei radical chic d'oltre Oceano.


"L'incompetenza va al di là di ogni comprensione", lamenta Margaret Stock, l'esperta dell'esercito oramai in pensione che aveva coordinato il programma di reclutamento degli stranieri. "Abbiamo una guerra in corso, queste persone sono necessarie", ha ripetuto, quasi che in un Paese come gli Stati Uniti siano di botto terminati gli americani forti e vigorosi, pronti ad arruolarsi, se non per amor patrio almeno per soldi.


Al momento, spiega il Post, non è ancora chiaro se il ministero della Difesa stia procedendo in questo modo per allinearsi alle politiche sempre più restrittive della Casa Bianca in fatto di immigrazione. Il Pentagono, da parte sua, ha decisamente negato che ci sia stato un ordine preciso per la cancellazione di massa dei contratti delle reclute straniere. Intanto i senatori democratici Kamala Harris (non a caso di madre indo-americana immigrata da Chennai e di padre di origine giamaicana) e Richard Durbin, il paladino dichiarato dei "dreamers", hanno proposto un provvedimento che permetta alle reclute di restare negli Stati Uniti finché tutte le procedure di controllo e di arruolamento non terminino. "Queste donne e questi uomini così coraggiosi si sono arruolati e l'amministrazione gli volta le spalle", ha twittato Harris. Non sarebbe invece meglio dir le cose come stanno?

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