Memorie scomode: l’ex rabbino capo di Roma Israel Zolli (1881-1956)

L’alba del giorno dopo del rabbino convertito...

Oggi ricorre l’anniversario della nascita, il 17 settembre 1881 a Brody (oggi Ucraina), di Israel Zolli (1881-1956), il famoso rabbino-capo di Roma che, nel 1945, si convertì al cattolicesimo creando un grande scalpore e attirandosi una vera e propria persecuzione da parte dei suoi ex correligionari. D’allora cambiò il suo nome da Israel in Eugenio, in onore di Papa Pio XII

Giuseppe Brienza
L’alba del rabbino convertito

L'ex rabbino di Roma Eugenio Zolli (1881-1956) dopo la conversione

Il 17 settembre di 138 anni fa nasceva a Brody (oggi in Ucraina) Israel Zolli (1881-1956), il famoso ex rabbino-capo di Roma (1940-1944) che, il 13 febbraio 1945, con la moglie Emma Majonica, chiese di essere ammesso nella Chiesa cattolica dopo una conversione clamorosa. Zolli disse infatti di aver visto Gesù Cristo in persona, in Sinagoga, mentre stava celebrava la più importante delle feste ebraiche, quella dell’espiazione-Yom Kippur nel settembre del 1944. D’allora il neo-convertito cambiò il proprio nome da Israel in Eugenio, in onore di Papa Pio XII (al secolo Eugenio Pacelli, appunto).

Fu Don Roberto Ronca (1901-1977), allora rettore del Seminario romano Lateranense (1933-1948), ad aiutare Zolli, su ordine di Papa Pacelli, a fare fronte dapprima alle pressioni del mondo ebraico nazionale e internazionale dirette a farlo recedere dalla sua decisione e, poi, una volta capito che non c’era nulla da fare, a resistere all’impoverimento subito in seguito all’espropriazione di tutti i suoi beni e redditi conseguente al ritiro dall’incarico di rabbino-capo di Roma. Come ha rilevato Vittorio Messori, d’allora in poi Eugenio Zolli “è sceso il silenzio” (Corriere della Sera, 4 novembre 2010). L’ex rabbino, a partire dal 13 febbraio 1945, fu letteralmente “ostracizzato” dai notabili della comunità ebraica della Capitale, che gli intimarono dall’oggi al domani di lasciare, nonostante la moglie e la figlia Myriam a carico, l’abitazione che aveva nel ghetto di Roma. La famiglia Zolli cadde quindi letteralmente sul lastrico, anche perché Israel fu discutibilmente privato anche dell’unica fonte di reddito che gli rimaneva, e non relativa al servizio religioso che non poteva naturalmente più svolgere, ma a quello “professionale” prestato in qualità di direttore del Collegio Rabbinico di Roma. Grande esegeta della Bibbia e studioso dell’ebraico moderno, Zolli divenne poi uno dei maggiori interpreti della teologia mistica cattolica del Novecento, confermandosi quindi per le sue grandi doti intellettuali.

Quando Israel e la moglie furono battezzati a guerra non ancora finita da mons. Luigi Traglia, allora vicegerente di Roma, fu solo grazie all’intervento provvidenziale della Chiesa che l’ex rabbino riuscì letteralmente a sopravvivere. Si era infatti scatenata nei suoi confronti una strategia di isolamento e, insieme, di damnatio memoriae [quest’ultima talmente pervasiva che il racconto della sua conversione, originariamente scritto in italiano nel 1954, poté uscire in Italia solo cinquant’anni dopo: cfr. Eugenio Zolli, Prima dell’alba. Autobiografia autorizzata, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 2004].

Per sostenere economicamente Zolli e la sua famiglia, nel febbraio del ’45, fu richiesto all’allora segretario della DC Alcide De Gasperi d’interessarsi per “appoggiare, se possibile, o favorire il desiderio dell’ex-Rabbino Zolli di divenire Professore di Ebraico moderno nella nostra R. Università” (cfr. Archivio Ronca “H”. Tale lettera, fino al 2008 rimasta inedita, è indirizzata “A Sua Eccellenza On. Alcide De Gasperi, Ministro per gli Affari Esteri”, e reca come intestazione: “Roma, 14 febbraio 1945”).

L’incarico nell’Università statale italiana a Zolli non costituiva affatto una richiesta peregrina né una raccomandazione da parte del futuro presidente del Consiglio (De Gasperi ricevette il suo primo incarico a Palazzo Chigi nel dicembre 1945). Tale designazione, motivata evidentemente da ragioni innanzitutto di solidarietà umana e cristiana, avrebbe anzi dato lustro all’accademia nazionale se si fosse guardato non solo al precedente curriculum di docenze dell’ex rabbino (che aveva insegnato, fra l’altro, Ebraico e lingue semitiche antiche presso l’Università di Padova dal 1918 al 1938), ma anche alla quantità e qualità delle sue pubblicazioni, fra cui Israele: studi storico-religiosi (Istituto delle edizioni accademiche, Udine 1935) e Il Nazareno (Istituto delle Edizioni Accademiche, Udine 1938). Non è un caso, quindi, se contemporaneamente gli furono affidati, dal 1946 al 1955, anche gli insegnamenti di Lingua e letteratura ebraica post-biblica e Lingua e letteratura aramaica post-biblica dall’Istituto Biblico Pontificio di Roma. A seguito dell’intervento dello statista trentino l’università La Sapienza affidò nel 1946 all’ex Rabbino di Roma le cattedre di Epigrafia e antichità semitiche e quella di Ebraico e lingue semitiche all’interno della facoltà di Lettere.

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