REFERENDUM: IL PREMIER HA POCO DA RIDERE

Trivella su Renzi: in arrivo multe e ricorsi per le concessioni scadute

Per il costituzionalista Enzo Di Salvatore l’emendamento alla legge di Stabilità che la consultazione mirava a modificare è in contraddizione con la normativa europea sulla libera concorrenza

Alessio Colzani
Matteo Renzi

Foto ANSA

Stando alle dichiarazioni degli esponenti del Movimento No Triv, "Ora che il referendum non ha raggiunto il quorum, gli italiani rischiano di dover pagare una multa all’Europa" poiché l'emendamento alla legge di Stabilità che la consultazione mirava a modificare è in contraddizione con la normativa europea sulla libera concorrenza

La legge italiana, infatti, prevede che i titoli già rilasciati siano prolungati fino "alla durata di vita utile del giacimento", mentre la direttiva 94/22/CE va in direzione opposta, dettando regole chiare per garantire competitività economica e accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi. In nome del libero mercato, infatti, la normativa europea prevede che"a durata dell’autorizzazione non superi il periodo necessario per portare a buon fine le attività per le quali essa è stata concessa" e pertanto non si possono rilasciare concessioni a tempo indeterminato.

Precedentemente Barbara Spinelli, eurodeputata del GUE/NGL, aveva inviato sull'argomento un'interrogazione alla Commissione europea, chiedendo "se intenda promuovere una procedura di infrazione contro l'Italia". Secondo l'eurodeputata "nonostante la Convenzione di Aarhus sia stata ratificata dall’Unione europea nel febbraio 2005 e recepita dall'Italia con decreto legislativo 195 nell’agosto del 2005, l’Italia non ha rispettato i propri obblighi, sanciti dalla stessa Convenzione, di consentire la partecipazione del pubblico al processo decisionale in materia ambientale nell’adozione della disposizione in esame". Nell'interrogazione ha dunque chiesto alla Commissione se non ritenga che la disposizione violi Convezione e direttiva, se intenda promuovere una procedura di infrazione contro l’Italia e se, in ogni caso, intenda esortare il governo italiano a modificare tale comma".

Come se non bastasse, a far perdere il sorriso al premier c'è anche la questione delle concessioni scadute in Adriatico di cui il ministero dello Sviluppoo economico sapeva e rispetto alle quali ha lasciato che l'attività estrattiva andasse avanti in spregio alla legge. "L’iniziativa contro le trivelle ripartirà con più forza di prima", scrive il coordinamento nazionale No Triv, "innanzitutto con la messa in mora del Mise rispetto alle concessioni scadute prima del 31 dicembre 2015, che dovranno cessare la loro attività immediatamente e, in seconda battuta, con una nuova richiesta di moratoria delle attività estrattive, sull’esempio di Francia e Croazia, in attesa di una completa riforma della Strategia Energetica Nazionale". Le associazioni del Comitato per il sì hanno annunciato che presenteranno un ricorso al Ministero dello Sviluppo Economico per chiedere il blocco immediato delle cinque concessioni estrattive entro le 12 miglia. Enzo Di Salvatore spiega, in un'intervista al Fatto Quotidiano, che le concessioni sono scadute da anni e che la norma prevede che siano prorogati i titoli vigenti, non quelli scaduti. Di conseguenza le aziende petrolifere starebbero continuando ad estrarre senza averne l'autorizzazione, con la compiacenza di chi dovrebbe controllare.

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