Sciagure targate PD

Ora ci tocca pagare la "tassa Renzi": 3,4 miliardi

Giocando a poker sulla pelle degli italiani, assetato di potere, l'ex premier ha lasciato macerie dietro di sé. Il conto devono pagarlo i contribuenti. L'Ue prima nasconde la testa sotto la sabbia per favorire il Sì al referendum, poi manda la letterina

Redazione
Ora ci tocca pagare la "tassa Renzi": 3,4 miliardi

Foto ANSA

Giocando a poker sulla pelle degli italiani, assetato di potere, Matteo Renzi ha lasciato macerie dietro di sé. E ora il conto devono pagarlo i contribuenti. Siccome l’ex premier ha scialacquato denaro per esempio con bonus e mancette elettorali, senza tagliare gli sprechi, ecco che i conti pubblici non tornano e la Commissione europea chiede di trovare 3,4 miliardi di euro, pena sanzioni. “Avremmo bisogno di ricevere dal governo italiano una lettera entro il primo febbraio che contenga un pacchetto sufficientemente dettagliato di impegni specifici”, si legge nel passaggio della missiva riportato dal Corriere.

Maurizio Belpietro l’ha definita “tassa Renzi”, perché tocca agli italiani sborsare altri quattrini per rimediare alle sciagure del PD e del suo leader. L’Unione europea vuole una risposta in tempi rapidi, entro il primo febbraio. Si tratta della stessa Ue che fino all’altro giorno ha nascosto la testa sotto la sabbia per agevolare la campagna referendaria di Renzi. Dietro le finte liti si celava una comunione d’intenti: tacere sulle malefatte economiche dell’allora presidente del Consiglio era funzionale al mantenimento dello status quo, nella speranza rivelatasi vana che Renzi potesse vincere il referendum e arginare il “rischio populismo”.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, nel commentare la lettera dei suoi amici Ue, cerca di spacciare il fallimento per un successo, attraverso acrobazie lessicali da scalatore di specchi. L’altro grande risultato della premiata ditta Renzi-Padoan è che sul fronte della crescita l’Italia governata dal PD resta in fondo alla classifica europea. Gli altri Paesi avanzano con percentuali doppie rispetto alle nostre. Mentre le previsioni di crescita per l’Italia, per quest’anno (0,7%) e il prossimo (0,8%), sono state riviste al ribasso dal Fmi: caso unico tra i principali Paesi dell’Eurozona.

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