denaro e potere

Crisi antropologica: il vero volto della finanza

Pubblichiamo la parte conclusiva dello studio del prof. Pezzani della Bocconi sulle disparità economiche e sociali a livello globale

Fabrizio Pezzani
Crisi antropologica: il vero volto della finanza

Quale via dobbiamo percorrere per cambiare una storia che sembra avere dimenticato i diritti universali dell’uomo? La degenerazione di questo sistema sociale deve essere ricondotta al ruolo che abbiamo, acriticamente, attribuito all’economia ed alla finanza come verità assolute ed in grado di risolvere ogni problema sociale. Il processo degenerativo ha avuto un’accelerazione quando con la caduta del muro di Berlino quella verità poteva essere considerata incontrovertibile. La finanza, allora, si è staccata dall’economia reale assumendo una sua vita indipendente e legittimata accademicamente; è diventata una scienza esatta e razionale ,ipotesi destituita di ogni fondamento reale, ma gli obiettivi sono stati perseguiti con lucida determinazione con le conseguenze che abbiamo davanti agli occhi.


La finanza è amorale perché chi decide non si pone il problema delle conseguenze delle sua decisioni, il fine è la massimizzazione dell’interesse individuale a breve tempo lesivo di quello collettivo che richiede orizzonti temporali a lungo tempo. La finanza è diventata sovraordinata all’economia reale , il contrario di quello che dovrebbe essere. La moneta fine a se stessa depaupera il sistema e divora dal di dentro la ricchezza accelerando la sua concentrazione fino a quando le patologie sociali esplodono ed indeboliscono l’intera struttura sociale portandola al collasso. La finanza diventa un sistema esterno all’uomo che si autoalimenta e non è governabile se non da pochi e ci tiene prigionieri. Il sistema detta sempre nuovi bisogni facendo perdere la capacità di capire quali sono giusti e quali no; ma senza una corretta gerarchia di valori si cade nel caos morale come i fatti di tutti i giorni ci dimostrano. Le società perdono coesione e si indeboliscono rimettendo in gioco la ridefinizione degli equilibri globali.


Infatti , le debolezze sociali generate da una finanza oligarchica negli USA e nella Gran Bretagna sono emerse con evidenza sia nella crisi della Siria che in quella della Crimea in cui la Russia di Putin è tornata ad esprimere un ruolo di forza che da tempo aveva perso. La naturale vicinanza storica tra Germania e Russia ha indebolito ulteriormente anche il ruolo degli USA nella politica europea ed il futuro è, così, pieno di incognite nella ridefinizione degli equilibri globali e del ruolo in quelli della finanza.
In Italia siamo in mezzo ancora indecisi sul da farsi, la nostra storia è fatta di economia reale e di capitale sociale , di artigianato e di manifattura, la finanza non è nel nostro DNA, se la seguiamo rischiamo di perdere e di essere comandati da una cultura che non ci appartiene. Il 95% degli occupati è nelle piccole e medie aziende ma si continua ad ignorare una storia fatta nei secoli proponendo ricette fallite già dove sono state pensate. Gli investimenti della finanza USA nel paese fatti con una velocità inusuale lasciano perplessi perché non sono finalizzati a generare occupazione ma sembrano più orientati verso una forma di partecipazione al governo della finanza avendo acquisito partecipazioni importanti nelle tre principali banche italiane. A quali fini risponde questa strategia di investimento?

Il problema di fondo, però, è la svolta che la storia ci mette di fronte; quanto pensiamo possa durare un sistema sociale profondamente squilibrato? Possiamo continuare a pensare che l’economia reale sia ancillare a quella finanziaria? Possiamo continuare a pensare che la società debba essere al traino di una cultura che la impoverisce nei valori di base? A queste domande la storia ha sempre risposto che prima o poi si arriva a un punto di non ritorno e ci si trova di fronte al caos. Speriamo che l’homo sapiens sappia scegliere la strada giusta prima che sia troppo tardi.

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