Intervista a Lucio Pizzi

Domodossola, il sindaco: "Coprifuoco per i presunti profughi! O saranno espulsi"

Il primo cittadino, sostenuto dalla Lega, ha scritto al prefetto per chiedere che i richiedenti asilo "rientrino nelle loro strutture entro le ore 20. Pena l’espulsione e l'allontanamento immediato dalla città". "Non vogliamo diventare come la stazione centrale di Milano"

Marco Dozio
Domodossola, il sindaco: "Coprifuoco per i presunti profughi! O saranno espulsi"

Foto da Facebook

Un coprifuoco per i presunti profughi. Per aumentare la sicurezza e scongiurare ulteriori tensioni sociali. Per tenere sotto controllo una situazione che può degenerare com'è successo in molte altre, troppe, zone d’Italia. Sfida i dettami del politicamente Lucio Pizzi, sindaco di Domodossola sostenuto dalla Lega e dal centrodestra. Il suo obiettivo è semplice: preservare la qualità della vita della cittadina ossolana. Le sue consuetudini. Il decoro. La vocazione turistica. Salvandola da un progressivo slittamento verso un degrado stile stazione centrale di Milano.

Per questo ha scritto una lettera al prefetto con la richiesta di istituire una sorta di coprifuoco: “Ho chiesto che i migranti accolti a Domodossola rientrino nelle loro strutture entro e non oltre le ore 20. Pena l’espulsione e l'allontanamento immediato dalla città. Non è uno scandalo: nei collegi, per esempio, l’orario di rientro era tassativo. Del resto quando un ente pubblico fornisce un servizio gratuito, come quello che viene erogato ai richiedenti asilo, non solo può ma deve imporre delle regole. Di sera e di notte controllare queste persone diventa ancora più difficile. E i rischi per la sicurezza si moltiplicano”, spiega al Populista. Parole che hanno scatenato l’indignazione assortita dei buonisti, molti dei quali si sono addirittura avventurati in paralleli e rimandi storici poco plausibili.

Un attacco concentrico che non ha sortito l’effetto sperato. Il sindaco non ha alcuna intenzione di indietreggiare e ora attende la risposta del prefetto. “Mi chiedo se certe persone sono mai passate dalla stazione centrale di Milano nelle ore serali. Anche lì come in altre città il coprifuoco è operativo di fatto. Ma per noi italiani. Finchè sarò sindaco la stazione di Domodossola, che già soffre il problema dei respingimenti dalla Svizzera, non diventerà mai come la stazione centrale di Milano”.

Nella missiva al prefetto Pizzi ha avanzato anche un’altra richiesta, non meno importante. Evitare che gli immigrati alloggiati nei centri di accoglienza della zona stazionino in città: “Ho chiesto di non permettere che i migranti accolti nei Comuni vicini possano a Domodossola, per nessun motivo. Altrimenti non verrebbe rispettato il principio della distribuzione sul territorio, la famosa accoglienza diffusa. Di quale distribuzione parliamo se poi centinaia di immigrati convergono a Domodossola quotidianamente da altri paesi o città?”.

La transumanza da un Comune all’altro spesso nasconde il disbrigo di traffici poco chiari: “Ho una cartelletta in cui raccolgo le segnalazioni. Molti ospiti arrivano anche da Novara, Varese, Orta e fanno la questua molesta o i parcheggiatori abusivi, per non dire altro. E questo deve finire. Non mi faccio prendere in giro”. Pizzi ha ereditato dalla sinistra un Comune in cui le quote di migranti superano ampiamente la soglia di 2,5 per mille abitanti, stabilita, con molta approssimazione e sciatteria, dal ministero dell’Interno: “Al mio insediamento erano 104. Ad aprile ho fatto chiudere un centro d’accoglienza vicino alla stazione con 12 immigrati. Ora siamo arrivati a 92, ma dovrei ospitarne 47 per la regola dei 2,5 immigrati per mille abitanti. Ne ho più del doppio. Chiudendo un altro centro, conto entro il prossimo anno, con grande fatica, di riuscire ad arrivare alla quota prevista”.

Del resto i domesi lo scorso anno l’hanno eletto con ampio margine anche perché esasperati da un certo tipo di lassismo: “La precedente amministrazione ha infilato i richiedenti asilo nei condomini. E ancora dopo anni molti non hanno imparato le regole di convivenza. Immondizia, biciclette buttate, gente che si taglia i capelli nell’atrio del palazzo, schiamazzi, balli e canti di notte. Nonostante questo la situazione a Domodossola è sotto controllo e deve restare tale”. Eppure in questa zona di transizione tra Piemonte e Lombardia, i motivi per essere allarmati non mancano.

Pizzi snocciola alcuni episodi inquietanti avvenuti non lontano da qui: “A Verbania si sono verificati diversi fatti di violenza: l’ultimo, un immigrato che ha minacciato una suora con un coltello. A Omegna due migranti del Gambia hanno aggredito due ragazzini, rubando i cellulari e prendendo in ostaggio uno di loro. E pensare che questi delinquenti erano stati arrestati poche ore prima a Domodossola, con della droga. Una volta rilasciati e si erano spostati ad Omegna per delinquere. Poi una ragazza è stata aggredita da un extracomunitario non identificato. E a Villadossola c’è stato un tentativo di violenza ai danni di una ragazza”.

Ecco una fotografia del contesto generale, che certa sinistra si ostina a ignorare: “A queste persone viene offerto dal pubblico un servizio totalmente a carico dei contribuenti: vitto, alloggio, corsi di formazione, tutela legale, servizio sanitario gratuito. Questo per due anni o due anni e mezzo. E alla fine del percorso per la maggior parte risultano clandestini. Nonostante ciò non vengono rimpatriati e restano in giro per le strade, generando una situazione che in alcune aree del Paese è già fuori controllo. Il razzismo non c’entra nulla. Lo Stato ha abdicato. Non è accettabile che in uno Stato civile si debba assistere a scempi tipo la stazione centrale di Milano. Le persone un tempo migravano verso Paesi in espansione. L’Italia di oggi vi sembra un Paese in espansione?”.

La considerazione finale è quasi un manifesto "pre politico”: “Abbiamo una città bella, accogliente, turistica, con le persone, donne comprese, abituate a uscire senza problemi a mezzanotte o alle due. Vogliamo restare tranquilli e mantenere la qualità di vita che abbiamo sempre avuto. Non chiediamo altro. È solo una questione di buonsenso”.

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