immigrazione redditizia

Prigionieri in casa propria. Per l'accoglienza-business né regole né limiti

34 proprietari di appartamento a Monza costretti a stare segregati in casa per paura. Collocati 126 clandestini in 14 tra bilocali e trilocali, alla faccia delle regole e dell'USL

Redazione
Prigionieri in casa propria. Per l'accoglienza business niente regole e limiti

Foto da Internet

"Nessuno qui è razzista, ma usando questi metodi lo si diventa". E nel condominio di via Asiago 8/D, palazzine nuovissime finite nel 2013 con pannelli solari e cortile curato per 42 appartamenti, da novembre è finita la tranquillità. Lo denunciano i residenti durante un sopralluogo della Lega. Fino a ieri si contavano 126 nuovi inquilini, tutti giovani uomini stranieri, immigrati clandestini in attesa della risposta da parte delle autorità alle loro domande d’asilo, sistemati in 14 appartamenti che il costruttore Domus Villa ha messo a disposizione per essere affittati per i richiedenti asilo. E Trattoria Mercato srl, che ha un appalto con la Prefettura i servizi di accoglienza ai profughi, ha preso in affitto i 14 appartamenti invenduti in via Asiago 8/D ed è riuscita a farceli stare tutti, con casi, anche, di una decina di clandestini in trilocali da 75 metri quadrati. I miracoli accadono, sembra, sempre e solo ai soliti.

Una forzatura realizzata davanti agli altri inquilini del condominio, 34 persone, 12 famiglie soprattutto di giovani coppie con figli, una decina di bambini in tutto, che l’appartamento nuovo in via Asiago l’hanno comprato per viverci stabilmente, con mutui e spese da case in classe A e che, da 8 mesi, si sentono ghettizzate. Gli immigrati clandestini non si sa dove vanno e cosa fanno durante il giorno. Alla notte fanno quello che vogliono, disturbano, sporcano, gridano, litigano, c’è perfino qualche rissa tra loro. Il cancello del condominio è sempre aperto, c’è un via vai continuo di persone. E i 34 residenti, compresi i bambini, costretti a stare chiusi in casa perché non si sa più chi si incontra fuori dalla porta. Si respira paura, timore. Segregati, anzi, prigionieri in casa propria. "Non è giusto che ci costringano a stare così a casa nostra, dove abbiamo fatto sacrifici per comprarci un appartamento. Non siamo razzisti, ma così non li vogliamo. È chiaro che questo è solo un business sui profughi, perché mettere 126 persone in 14 bilocali e trilocali non è certo accoglienza, né fa integrazione con chi già vive qui".

Le 12 famiglie, con anche l’amministratrice di condominio, si sono più volte rivolte alla Prefettura per segnalare i problemi, sono state fatte segnalazioni ai vigili degli episodi più gravi, ma non c’è stato alcun intervento. La responsabilità, lamentano i poveri proprietari, è del costruttore e di Trattoria Mercato, ma soprattutto della Prefettura che fa gestire l’accoglienza dei profughi in questo modo.

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