giornalismo coraggioso

Can Dündar, quel populista nel mirino di Erdogan

Rischia la pelle il cronista di Ankara che osa sfidare il Premier. E che dice: "Una Turchia ancora più autocratica potrebbe minacciare l'accordo con la UE sui migranti". Ma l'Europa non lo ascolta...

Fabio Montoli
Vergogna Europa.  Non esistono più principi fondamentali, solo interessi del momento

Foto ANSA

Lui si chiama Can Dündar, giornalista e direttore del quotidiano turco Cuhmurlyet. È e resta una delle poche voci di opposizione ad Erdogan che non esita ad esporsi. Condannato in primo grado, lo scorso maggio, per "rivelazione di segreti di Stato", non ha messo nel cassetto né la penna, né il coraggio di esprimere il proprio dissenso pubblicamente.

Ha criticato, sempre e duramente, l'accordo fra l'Unione Europea e la Turchia, accusando anche la UE di tradire i valori democratici. E adesso rincara la dose, dopo che venerdì notte i leader europei, anzi, la Merkel, non ha preso subito una posizione netta in favore del governo di Erdogan, ma ha negato l'atterraggio al volo, cercando di prendere tempo, finché è stato chiaro che il golpe era fallito. Comportamento, questo, che conferma come l'Europa, già da tempo, re-agisca in base all'interesse del momento, e non seguendo i suoi principi fondamentali.

Per Dündar il colpo di Stato di venerdì notte non è stata una farsa, ma "Erdogan sicuramente lo userà per consolidare il suo potere e la sua immagine verso il mondo". Certamente, per perseguire e liberarsi degli oppositori. Tesi, questa, avvalorata anche da Fethullah Gülen, l'ex imam studioso dell'islam, il politologo e predicatore nemico "numero uno" dello strapotere di Erdogan, oggi accusato dallo stesso Presidente turco di essere la mente del controverso colpo di stato.

Il movimento di Gülen, Hizmet, vanta milioni di seguaci in Turchia e si ritiene che numerosi sostenitori dello scrittore occupino posizioni di potere in Turchia, nell'esercito, nella polizia e nella magistratura. Il che spiegherebbe la "furiosa" ondata di arresti e di sospensioni, anche tra i giudici, per volere di Erdogan.

Il golpe, per Can, c'è stato eccome, anche se condotto con poco cervello. Il Presidente di un sistema politico autocratico e repressivo rischia adesso di diventare un vero e proprio "sultano" di un Paese che  fatica a difendere i valori democratici, gli stili di vita e le libertà conquistate negli anni, a differenza di altri Stati del mondo arabo ancora troppo "chiusi". Ora sono terribilmente in pericolo  la libertà di stampa, l'uguaglianza tra uomo e donna e il futuro stesso della Turchia, proiettata, fino a ieri, verso la modernità occidentale, anzi, europea. 

Proprio dopo il fallito tentativo di colpo di Stato, una delle prime decisioni prese dal Governo turco è stata il blocco di tutti i mezzi di informazione non facilmente controllabili, come Twitter, Facebook e YouTube, per poter controllare ed individuare il giornalismo di opposizione. E bloccarlo. La situazione, secondo Dündar, peggiorerà ulteriormente. Prova dello strapotere acquisito da Erdogan dopo il golpe.

Can è salito alla ribalta internazionale dopo aver pubblicato un articolo in cui rivelava il traffico d'armi gestito dai servizi segreti turchi con la Siria; perseguitato penalmente ed incarcerato, il giornalista è una delle poche voci libere del dissenso e oggi potrebbe rischiare anche la vita, in uno Stato in cui i diritti della persona valgono meno degli interessi economici e della fame di potere. E nonostante questo, c'è chi ancora preme per aprire ad Erdogan le porte dell'Europa. Perché - lo sappiamo - per quell'atterraggio negato, qualcuno dovrà farsi perdonare, anche a costo di mettere in pericolo il nostro futuro.

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