fiume di soldi

Dall'Ue oltre 10 miliardi alla Turchia: ecco come abbiamo ingrassato il tiranno

Più si cadeva nella repressione maggiori erano i fondi di Bruxelles; a dare l'allarme solo i populisti europei

Alessandro Morelli
Dall'Ue oltre 10 miliardi alla Turchia: ecco come abbiamo ingrassato il tiranno

Foto ANSA

Iniziamo dai 6 miliardi di euro che l'Europa ha promesso al sultano Erdogan per limitare il flusso migratorio verso il Vecchio Continente, piccola parte del continuo fiume di denaro che da Bruxelles prende la direzione del Bosforo. 

E così, mentre il mancato (auto?)golpe ha dato ancora maggiore forza ad un leader oscurantista ed islamista come Erdogan, il flusso di euro che da Bruxelles raggiunge Ankara è continuo e in perenne aumento motivato dai piani di pre-ingresso nell'Unione e varie forme di agevolazione commerciale che hanno permesso al Paese asiatico di segnare tassi di crescita importanti mentre i Paesi d'Europa arrancano con le loro economie asfittiche. Insomma, più la Turchia ha fatto passi indietro sul fronte della laicità, modernità e dei diritti umani, più l'Europa l'ha sostenuta facendo esattamente l'opposto di quanto necessario: chiudere i rubinetti al mostro.

Il 1999 è l'anno nel quale alla Turchia viene ufficialmente riconosciuto lo status di Paese candidato e il 2005 è quello in cui si aprono i negoziati per l'adesione all'Ue: ma per aderire è necessario rispettare i cosiddetti "Criteri di Copenhagen". Ed è da allora che, come spiega l'Espresso, per agevolare il loro raggiungimento, l'Ue fornisce "assistenza" alla Turchia, tecnica ma soprattutto finanziaria: 250 milioni di euro nel 2004 al fine di implementare le riforme per richiedere l'adesione; 300 milioni nel 2005, anno di apertura dei negoziati e 500 milioni nel 2006 per l'avvio delle riforme. Non c'è che dire: i fatti degli ultimi giorni dimostrano come le riforme sostenute a suon di euro abbiano portato a dei risultati esaltanti dal punto di vista dei processi democratici e dei diritti umani.

Nel periodo 2000-2006 la Turchia ha inoltre contato su risorse attivate attraverso altri programmi con contributi pari a circa 900 milioni di euro. Non solo perché, sempre secondo l'Espresso, dal 2007 Ankara approfitta di un nuovo strumento di assistenza ad hoc per i paesi candidati: l'IPA I (Instrument for Pre-Accession Assistance) volto principalmente a sostenere il rafforzamento delle istituzioni, lo Stato di diritto, i diritti umani - comprese le libertà fondamentali - i diritti delle minoranze, la non discriminazione e lo sviluppo sociale. I curdi sono la prova vivente dei passi avanti fatti da Erdogan sul rispetto dei diritti.

Lo strumento è settennale, 2007-2013 e in questo periodo gli assegni staccati dai mandarini di Bruxelles hanno toccato un ammontare di 2,5 miliardi di euro, a cui ha fatto seguito l’IPA II per il periodo 2014-2020 e pari questa volta a 4,5 miliardi di euro. Inoltre la Turchia, è l’unico fra i Paesi candidati ad attingere anche al Fondo europeo per lo sviluppo del bacino del Mar Nero con un'assegnazione di 10 milioni su un totale di 49 milioni. 

Non solo perché Erdogan potrà partecipare, pur non essendo membro Ue, a fondi e progetti che puntano agli obiettivi della Strategia di Lisbona che ammontano, per il 2014-2020, a quasi 200 miliardi. 

Le ciliegine sulla torta sono gli 11,5 miliardi erogati nel periodo 2007-2011 alla Turchia dalla Banca europea degli investimenti (Bei) e i 2,3 destinati a favorire la competitività delle PMI sui mercati nazionali ed esteri.

Gli unici che in questi anni hanno denunciato lo spreco di soldi sono stati i populisti europei che hanno fatto di tutto per rallentare l'ingresso nella struttura politica Ue di un Paese che non ha le minime caratteristiche democratiche, economiche e sociali per sedersi al tavolo europeo, tutto sotto il fuoco di fila dell'intellighenzia culturale e politica filo-Nato che invece ha spalancato le porte ad Erdogan e ai suoi giannizzeri. 

Di fronte alle purghe in atto in Turchia a seguito dell'(auto?)golpe, tutta la politica Occidentale prende le distanze dal sultano ma sarebbe solo un sogno attendersi le scuse dai tanti soloni, anche italiani, che hanno scambiato, forse volutamente, il lupo per agnello.

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