Quei Boeri indigesti per l'Italia...

La bufala delle pensioni pagate dagli immigrati

L’attuale attivo del bilancio previdenziale degli stranieri è dovuto alla loro momentanea età media più bassa. Quindi è del tutto falso dire che pagheranno le nostre pensioni...

Ennio Castiglioni
La bufala delle pensioni pagateci dagli immigrati

I Boeri non mi sono mai piaciuti. Non certo quei simpatici cioccolatini composti da una ciliegia sotto spirito e avvolta con il suo liquore in un guscio di cioccolato fondente, ma i due fratelli, Stefano e Tito, autorevoli esponenti della “gauche caviar” milanese. Abituati sin da giovani ai pranzi con le posate d’argento e ai maggiordomi che servivano in guanti bianchi, erano inevitabilmente destinati ad un rapido successo.

Stefano, uomo del Bosco verticale a porta Nuova, del masterplan per l’Expo 2015 presentato a Parigi con l’allora Sindaco Letizia Moratti, della riqualificazione del Policlinico di Milano, del nuovo Cerba di Veronesi e di tante altre splendide cose. Ma oggi vogliamo parlare del fratello Tito. Autorevole economista alla Bocconi, consulente della Banca Mondiale e della Commissione europea, nonché del governo, quindi prestigiosa firma de La Repubblica. Oggi, purtroppo per noi, è Presidente dell’Inps e spara cazzate!

Il Presidente Inps, nel rapporto annuale presentato alla Camera dei deputati, si spinge a dichiarare che la chiusura delle frontiere agli immigrati renderebbe insostenibile il sistema previdenziale italiano. Subito i giornaloni corrono a titolare: “Chiudere agli immigrati costa 38 miliardi”. Poi si scopre che il calcolo è stato fatto sulla base dei prossimi 22 anni: avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi. Chissà perché è stato fatto su 22 anni, non su 1, 5, 10 o 15. Probabilmente per fare notizia, per fare i titoloni, per farci correre a ringraziare gli immigrati del pane quotidiano che ci danno….

Ma è davvero cosi? Intanto va evidenziato come la percentuale degli immigrati che pagano i contributi previdenziali sia tremendamente bassa, quindi molti di loro non lavorano, lavorano in nero, evadono, o fanno “lavori particolari” come scippi, furti in appartamenti, spaccio di droga o prostituzione, che non possono essere assoggettati a contributi. Una norma prevede poi che ai cittadini stranieri presenti sul territorio nazionale, non in regola con le norme relative all'ingresso e al soggiorno, siano assicurate, nei presidi pubblici e accreditati, le cure ambulatoriali e ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, con particolare riguardo alla profilassi, alla diagnosi e alla cura delle malattie infettive. Tutto umanamente ineccepibile.


Ma non raccontateci che i clandestini pagano i contributi! L’ultima e più importante considerazione è che l’attuale attivo del bilancio previdenziale degli stranieri è dovuto alla loro momentanea età media più bassa. Quindi è del tutto falso dire che pagheranno le nostre pensioni, lo fanno per un a piccola parte adesso, ma in futuro, quando invecchieranno, la loro presenza aggraverà i problemi pensionistici impoverendo ulteriormente le esigue risorse del Paese.


Il “Grande Boero” mentre ci spiega come dobbiamo essere riconoscenti agli immigrati, ha messo a posto tutti i sui superburocrati: quasi la metà guadagna 239 mila 800 euro, appena 200 euro sotto il tetto massimo di legge dei 240 mila. Una vera presa per il culo! Ha poi abbandonato la sede all’Eur, troppo plebea, per trasferirsi a Palazzo Wedekind tra arazzi, stucchi, marmi e mosaico di grande valore. Si è persino ricavato un box in piazza Montecitorio. Chi vuole bene agli immigrati ha diritto a questo e altro!

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