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Papa Francesco vorrei dirti...

Riflessione ad posteriora su animali e umani

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Stefania Genovese

Stefania Genovese

Stefania Genovese, laureata in psicopedagogia e filosofia, ha ricevuto il premio internazionale "Zurich" dell'Università di Barcellona, per la sua tesi di laurea di indirizzo epistemologico sulla creazione dei miti moderni.

Autrice di programmi radiofonici sugli animali e curatrice di rubriche dedicate ai bambini. Ha diretto la rivista astronomica Kosmos e ha scritto numerosi articoli di divulgazione psicologica e scientifica sulle principali riviste italiane.

Papa Francesco vorrei  dirti...

A seguito delle recenti affermazioni del Pontefice, in cui invitava a non essere pietosi con gli animali ed indifferenti verso le sofferenze dei fratelli (nei quali, molti ravvedevano l'adesione del santo padre alle primigenie dottrine presenti nella Genesi, in cui si didascalicamente tutto il creato è sudditaneo all'uomo), ammetto di aver provato, introspettivamente, non poco disappunto. Un rammarico, che si è ancora più accresciuto, allineandosi opinionisticamente ai molti commenti sdegnati non solo degli animalisti ma anche delle persone comuni che si sono sentite offese nell'affetto provato nei confronti dei loro pet, e che attonite per queste esternazioni riportate da ogni eco di stampa, non comprendevano il motivo per cui un papa inizialmente così rivoluzionario verso gli usi e i dettami ecclesiastici nonchè esternante rispetto e cura nei confronti degli animali (tutti si rammenteranno la foto di Papa Francesco con il capretto sulle spalle, ed anche immortalato sorridente con altre creature di pelo e piume), avesse improvvisamente mutato animo e convinzioni.


Taluni si sono oltremodo indignati perchè quelle parole sono diventate dei macigni che hanno eroso “in primis” non solamente la fede in quella “pietas cristiana” che talvolta si ammanta di falso perbenismo e di moniti ipocriti (che dire di certi prelati che predicano bene ma incrementano congrui vitalizi vampirizzando soldi destinati ad enti caritatevoli ed ad ospedali infantili), ma soprattutto si sono trasformati in un attacco “ad personam” verso il Pontefice e tutta la struttura ecclesiale, facendo emergere solo i lati più detrimenti, integralisti ed oscurantisti della religiosità. Dopo tutta questa “bagarre” da cui anche io sono stata travolta, mi sono decisa a fermarmi a riflettere “cum grano salis”. Dunque, da criptica filosofa (come mi autoapostrofo spesso), mi sono detta; cerchiamo di ponderare equilibratamente tutte le posizioni. Presumo che il Santo Padre, usando terminologie latine ecclesiali come “pietas” e “cum patior” abbia voluto offrirci una lezione sull'abuso di questi termini e sul loro significato profondo, accentuando l'importanza della prima, attribuendole una maggiore dignità etica e caritatevole rispetto la seconda. E forse le sue frasi sono state pronunciate con un intento non polemico bensì come richiamo morale verso gli eccessi e le incongruenze della nostro dromotica e superficiale società, dilaniata da troppo egotismo e relativismo, che a volte si sofferma troppo sugli eccessi, che volge lo sguardo solo al proprio microcosmo, e disprezza l'altrove.


Eh sì, so cosa state pensando...Ma aver citato gli animali in tal modo, l'accostamento-diniego della compassione a loro preferibilmente invece di protenderla verso il prossimo ed il vicino. Possibile che il Santo Padre avesse voluto ripristinare la formula di una antica gerarchizzazione dei ruoli tra uomo e creato, ancora enfatizzando questo antropocentrismo che disconosce l'anima alle “bestie” e che le relega ancora una volta nella oggettivizzazione più estrema? Non voglio crederlo; e preferisco pensare che il Papa abbia voluto richiamarci a guardarci intorno di più e a prestarci a soccorrere chi vive nella privazione e nella sofferenza proprio di fronte ai nostri occhi. Detto ciò però due considerazioni conclusive; caro Papa, la maggior parte di coloro che amano gli animali e che si relazionano con loro fin dalla prima infanzia, sono destinate a diventare persone equilibrate, che comprendono quanta positività possa scaturire dall'incontro con l'altro, con il diverso, e come questo aiuti a sviluppare qualità morali, collaborative e di affiliazione e di “cum patior” di compassione nei confronti dell'eterogeneo.


Possa poi esso presentarsi come uno straniero, un micio abbandonato o l'anziano indigente o il compagno di banco bisognoso. Molte persone che operano nel volontariato verso gli animali, hanno a cuore anche il proprio vicino o perlomeno lo rispettano; attenzione qui però non siamo su FB a cliccare “mi piace”, quando si cita l'ingannevole frase “meglio gli animali che gli esseri umani”. Tutti, chi più o chi meno hanno avuto nella propria vita dispiaceri o dissapori nelle relazioni intraspecifiche; e non crediate comunque che queste persone che si riconoscono in quel commento non siano poi disponibili a correre in soccorso degli altri. Eminenti psicologi hanno dimostrato (con esperimenti e studi specifici alla Stanley Milgram), che i meccanismi psicologici ed etologici che consentono lo sviluppo della violenza verso l'altro, affinchè venga reificato e sottoposto ad aggressività gratuita, è presente in tutti quegli uomini o donne che rendono vittime di abusi sia gli animali che i propri simili. Chi nega la dignità al prossimo, la nega subitaneamente agli animale ed anche, alla natura.


Caro Papa Francesco; molti dei suoi fedeli hanno accanto a loro un animale d'affezione che può fare la differenza tra il vivere abulicamente e nella tristezza, ed il tornare a gioire ed ad amare. Milù la micia che vedete immortalata nelle foto del mio blog è arrivata in casa nostra il 5 Settembre 2010; in quella data, tre anni prima mio padre era mancato a seguito di un grave male e mia madre versava da molto tempo in una cupa depressione che le aveva sottratto forze e futuro. Quella piccola peste trovatella, e maltrattata le ha ridato la vita a poco a poco. Un esempio tra tanti, tra moltissimi casi in cui l'accudimento o la vicinanza di una bestiola ha apportato benefici. Sono sicuro che anche lei crede che gli animali siano creature di Dio, ricordando ciò che asserì Papa Wojtyla, nel 1990, a migliaia di fedeli: ossia che anche le bestie hanno un anima come gli uomini, esaltandone così la dignità di portatori di quel soffio-spirito insufflato da Dio in loro e negli uomini. Ed io non credo proprio che lei con le sue parole abbia voluto recusare l'opera di quel sant'uomo che invita ciascuno di noi “A non aver paura di amare e di offrire noi stessi per la causa del bene e dell'amore verso tutto il prossimo”.

 

 

 

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