Plebiscito parlamentare

Immigrazione: in Ungheria si terrà il referendum sulle quote Ue

Il quesito approvato a larga maggioranza verrà votato all'inizio dell'autunno: "Bruxelles non può imporci con chi vivere nel nostro paese!"

Alessio Colzani
Immigrazione: in Ungheria referendum sulle quote Ue

Il muro metallico e di filo spinato al confine sud dell'Ungheria. Foto ANSA

Il parlamento ungherese ha approvato la scorsa settimana il referendum sul piano dell'Ue per il reinsediamento dei rifugiati in base ad un sistema di quote, con 136 voti favorevoli dei deputati che appoggiano il governo Orbán ai quali si sono aggiunti quelli del partito nazionalista Jobbik. Solo 5 i voti contrari, di deputati indipendenti. Il quesito che gli elettori magiari troveranno sulla scheda è il seguente: "Vuoi che l'Unione Europea possa prescrivere il collocamento obbligatorio di cittadini non ungheresi in Ungheria anche senza il consenso del Parlamento?". La risoluzione parlamentare approvata impone anche un tetto massimo alle spese per lo svolgimento del referendum. La Corte Suprema ha approvato il quesito referendario e ha respinto una settimana fa il ricorso presentato contro la decisione della Commissione Nazionale Elettorale, rendendo possibile in questo modo la votazione parlamentare. Contro la decisione del Parlamento si può fare ricorso entro 15 giorni, rivolgendosi alla Corte Costituzionale. La Corte ha 30 giorni per valutare il ricorso. La decisione sull'ordinanza del referendum sarà quindi pubblicata sulla Gazzetta ufficiale Ungherese, dopodiché il presidente della repubblica entro 15 giorni dovrà stabilire la data del referendum, che deve essere fissata obbligatoriamente in una domenica che cada tra il settantesimo e il novantesimo giorno a partire dal giorno seguente la delibera.

Un manifesto governativo che invita a votare no al referendum sulle quote
Un poster governativo che invita a votare no al referendum sulle quote

"Lanciate un messaggio a Bruxelles che capiscano anche loro!". Queste parole campeggiano su poster giganti apparsi in tutto il paese, in avvio della campagna governativa sul referendum. Il 24 febbraio il primo ministro Viktor Orbán aveva annunciato che il governo stava avviando le procedure per far votare un referendum nazionale sulle quote di immigrazione obbligatorie; dopo meno di 3 mesi quell'annuncio si è trasformato in realtà. Antal Rogán, il capo dell'Ufficio di Gabinetto del Primo Ministro, la settimana scorsa ha detto che il referendum potrebbe essere previsto per settembre o per gli inizi di ottobre. Il governo ha spiegato la necessità del referendum in questo modo: "Solo gli ungheresi possono decidere con chi vogliono vivere nel loro paese; ciò non può essere imposto da Bruxelles. La sinistra non si rende conto dell'importanza di questo referendum, se ora ci arrendiamo ci saranno sempre degli immigrati da dividere obbligatoriamente". Per essere valida, la consultazione dovrà registrare un'affluenza superiore al 50% degli aventi diritto (4 milioni di votanti). Secondo il premier Viktor Orbán, il "no" al referendum sarà "a favore dell'indipendenza dell'Ungheria e per far valere il diritto di scegliere con chi convivere". L'opposizione invita a boicottare il voto, ritenuto contrario alle regole dell'Ue, mentre il partito di destra Jobbik è schierato per il no come il governo.

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