Budapest contro Bruxelles

L'Ue minaccia sanzioni, ma l'Ungheria pone il veto sulla strategia pro invasione

Il Ministro degli esteri, Szijjártó: "L'immigrazione è una cosa negativa e non abbiamo intenzione di sostenere un documento che ci obbliga ad appoggiarla"

Redazione
L'Ue minaccia sanzioni ma l'Ungheria pone il veto sulla strategia pro invasione

Péter Szijjártó

L'Ungheria non si piega alle imposizioni dell'Unione Europea, che vorrebbe obbligare il governo magiaro ad accettare il progetto di sostituzione etnica in corso senza opporsi, come invece ha fatto, prima con la realizzazione del famoso "muro" al confine e poi con l'adozione di misure restrittive nei confronti di coloro che richiedono asilo, che dovranno rimanere dentro zone appositamente create finché non viene concluso l'esame della loro domanda. A scatenare la furia dell'unione sovietica europea contro il governo di Viktor Orbán, però, sono state soprattutto le due modifiche legislative approvate dal Parlamento ungherese, la prima che obbliga le Ong a dichiarare le proprie fonti di finanziamento e la seconda che mette ordine in campo universitario, due settori nei quali non a caso il finanziere pro invasione Gerorge Soros ha interessi economici notevoli proprio nel suo Paese d'origine.

Bruxelles è pronta ad adottare misure contro l'Ungheria, tra le quali anche delle sanzioni, per "grave deterioramento dello Stato di diritto e della democrazia": lo ha dichiarato mercoledì la Commissione europea in una nota. Al centro della questione il contrasto all'invasione e i bastoni tra le ruote a Soros da parte del Parlamento di Budapest. Dopo il dibattito in plenaria al quale ha partecipato anche il primo ministro magiaro Viktor Orbán, la maggioranza dei deputati Ue mercoledì ha deciso - attraverso una risoluzione approvata con 393 voti su 678 e 64 astenuti - che "la situazione in Ungheria giustifica l'avvio della procedura che potrebbe portare a sanzioni contro il Paese", in quanto si ravvisa un "evidente rischio di grave violazione dei valori dell'Ue". In particolare Bruxelles chiede l'attivazione dell'articolo 7 del Trattato sull'Unione europea, che prevede un meccanismo per far rispettare i valori comunitari.

L'articolo consente di impedire una violazione, attraverso l'invio di specifiche raccomandazioni allo Stato membro in questione. Lo stesso articolo consente inoltre di confermare l'avvenuta violazione, e quindi di adottare delle sanzioni, come la sospensione dei diritti di voto in seno al Consiglio, decisione che dev'essere presa all'unanimità per poi passare all'approvazione del Parlamento. Gli eurodeputati hanno chiesto a Budapest di abrogare "le norme contro i richiedenti asilo e le organizzazioni non governative", e inoltre che "raggiunga un accordo con le autorità statunitensi, consentendo all'Università dell'Europa centrale di rimanere a Budapest come istituzione libera". Dopo il recente incontro tra Soros e Juncker, l'Ue si è schierata al fianco del miliardario americano: "I recenti sviluppi in Ungheria rappresentano un banco di prova per la capacità dell'Unione di difendere i suoi valori fondanti", da qui "la necessità di istituire un meccanismo di salvaguardia dei valori fondamentali dell'Ue, come già sostenuto nella risoluzione del 25 ottobre 2016". Ad aprile Orbán bollò come "falsità" le critiche europee.

Non accettando di farsi imporre dall'Unione Europea una politica che vede l'immigrazione come una necessità positiva, il Ministro degli affari esteri e delle relazioni economiche esterne Péter Szijjártó ha annunciato all'agenzia di stampa magiara MTI che l'Ungheria ha deciso di mettere il veto sul documento con il quale Bruxelles programma la strategia per lo sviluppo. Nel testo del documento viene riportato che "l'immigrazione e la mobilità ben gestite" possono contribuire favorevolmente alla crescita e allo sviluppo sostenibile, e che questo contributo favorevole va obbligatoriamente accettato. Nel documento si dice inoltre che l'immigrazione e l'accoglienza portano benefici grazie alle capacità e alle conoscenze degli immigrati. Nel testo si parla anche di rafforzare la collaborazione tra gli Stati membri per favorire "l'immigrazione sicura e responsabile e la mobilità delle persone", all'interno di una strategia coordinata e globale per "massimizzare quelle sinergie che provengono dall'immigrazione".

Szijjártó ha quindi ribadito il veto dell'Ungheria sul documento, decisione che ha causato la sospensione della riunione dei Rappresentanti permanenti del Consiglio Ue con una richiesta da parte della presidenza di eliminazione del veto. Il ministro ungherese ha denunciato le pressioni da parte di diversi Stati affinché la posizione magiara venisse rivista, ma lui ha invece confermato la decisione: "La nostra scelta è chiara e noi manteniamo il nostro veto" ha dichiarato. "L'Ungheria non contribuisce a una strategia di sviluppo dell'Unione Europea che parla dell'immigrazione come di una cosa positiva. Non contribuiamo a sostenere l'invito all'Unione europea e agli Stati membri di sostenere l'immigrazione" ha proseguito Szijjártó. "L'immigrazione è una cosa negativa. Negli ultimi tempi ha portato tanti problemi nel nostro continente e mette in pericolo la sicurezza dell'Europa e degli europei, perciò l'Ungheria farà di tutto per fermare l'immigrazione e non abbiamo la minima intenzione di sostenere un documento dell'Unione europea che obbliga gli Stati membri ad appoggiarla".

Si ringraziano per la collaborazione Andras Kovacs e Manuela Giovannoni

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