Alla commissione parlamentare di inchiesta

Cantone: "Il bando per il Cara di Mineo fu costruito su misura per il vincitore"

Il presidente dell'Anac ha dichiarato: "Il bando per la gestione del centro era stato costruito in modo tale da escludere completamente la concorrenza"

Redazione
Cantone: "Il bando per il Cara di Mineo fu costruito su misura per il vincitore"

Foto ANSA

Quello per il Cara di Mineo "ci sembrò un bando costruito per escludere la concorrenza", era "il classico bando costruito su misura", addirittura "mancava soltanto che indicassero anche il nome del vincitore" e "quando sollevammo i dubbi ci fu un vero e proprio fuoco di sbarramento contro il nostro provvedimento, che fu oggetto anche di attacchi in alcune audizioni parlamentari". Lo ha detto il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone, in audizione giovedì presso la commissione parlamentare di inchiesta sul Sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione. "Attualmente il bando è ancora commissariato, non ce n'è uno nuovo", ha aggiunto.

"Nel parere dell'Anac numero 15 del 25 febbraio 2015, che riguardava il Cara di Mineo, verificammo che il bando per la gestione del centro era stato costruito in modo tale da escludere completamente la concorrenza, con una logica unitaria e senza divisione in lotti, richiedendo una serie di presupposti specifici in cui davvero mancava solo che indicassero anche il nome diretto del vincitore, era un classico bando su misura": queste le parole pronunciate da Cantone. "Questa esperienza - ha aggiunto - ci segnò molto, perché contro il nostro provvedimento ci fu un vero e proprio fuoco di sbarramento: venne attaccato in qualche audizione parlamentare e venne fatto oggetto di resistenza netta da parte del Cara, che si rifiutò di revocare l'atto. Le dichiarazioni del signor Odevaine emerse successivamente sulla stampa hanno dimostrato che quello che noi avevamo scritto senza conoscerlo era riscontrato dai fatti. L'appalto del Cara di Mineo è stato commissariato e lo è tuttora: il contratto continua ancora col gestore di allora, sia pur coi commissari nominati dal Prefetto".

"Questo - ha proseguito - da parte nostra fu il primo tentativo di verificare quali fossero le patologie di questa specifica materia: successivamente, prendendo l'avvio da questa specifica vicenda, abbiamo maturato l'idea che l'individuazione di un lotto unico sia particolarmente pericolosa, come pure l'individuazione di servizi molto eterogenei che solo alcuni consorzi sono in grado di fornire tutti contemporaneamente. Di lì a poco cominciammo a maturare l'idea di individuare tipologie di appalti diversi: indico come esempio di best practice l'esperimento fatto dalla Prefettura di Treviso nel modo di strutturare l'appalto, soprattutto perché ha individuato la necessità di dividerlo in lotti tali da consentire una concorrenza vera ed effettiva nel sistema".

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