“Milano senza muri” Vs “Roma per la vita”

Gabriele  Minotti
“Milano senza muri” Vs “Roma per la vita”
Riflettevo su una curiosa coincidenza: il 20 maggio, nelle due principali città italiane, Milano e Roma, si terranno due manifestazioni a loro modo altamente simboliche. A Milano sfilerà la marcia contro i muri, ossia contro le frontiere e i respingimenti nei confronti dei migranti, in nome dell'accoglienza ideologica e del ben noto “avanti tutti” che tanto piace alla sinistra. A Roma si terrà invece l'ormai storico appuntamento con la “Marcia per la vita”, giornata internazionale in cui le principali associazioni pro-life e cattoliche (quelle conservatrici, che vanno dai nostalgici di Benedetto XVI fino a quelle tradizionaliste delle messe tridentine e delle posizioni apertamente anti-conciliari, certo non i catto-hippy seguaci di El Papa) si danno appuntamento per manifestare la loro contrarietà alle leggi abortiste e, più in generale, a tutte le normative contrarie alla cultura della vita. Non potrebbero esserci due mondi tanto diversi in piazza sabato prossimo: da una parte la distruzione, il suicidio e l'ideologia, dall'altra la creazione, la sacralità della vita e la legge naturale. A Milano già vedo sfilare i consiglieri comunali del Pd; gli assessori alle politiche sociali che pensano all'accoglienza dei clandestini che spacciano droga vicino alla Stazione Centrale mentre ci sono tantissimi milanesi senza casa e costretti a fare una vita di stenti anche perché il Comune non li aiuta in nessun modo, tendendo invece la mano agli immigrati; i sindacati che non vedono l'ora di avere nuove tessere (e quindi di rimpinguare le loro casse sempre più vuote dato il palese fallimento di questo tipo di organizzazione) tra gli immigrati portati qui dal grande capitale proprio per abbassare il potere contrattuale e l'asticella dei diritti dei lavoratori nostrani; il sindaco che ha fatto più danni (se possibile) del suo predecessore rendendo Milano una città degradata e pericolosa; gli islamisti del neo-nato partito che si ripropone di legalizzare la poligamia e la legge coranica; le sporche e disordinate zecche dei centri sociali che inspiegabilmente tolleriamo e sussidiamo e che invece dovremmo mandare a lavorare per far capire loro il valore e il significato di questo termine; e poi immigrati, immigrati e ancora immigrati, la maggior parte dei quali clandestini, che reclamano diritti che non hanno e che non possono avere (regolarizzazione della loro situazione, libertà di movimento, casa, lavoro, sussidio). Una marcia per rivendicare il diritto della società italiana a suicidarsi per mezzo dell'invasione migratoria. Tutti insieme appassionatamente per fare cagnara e chiedere un mondo senza frontiere e rispettoso dei “diritti umani”: quando si dice che laddove trionfa l'ideologia si spegne il lume della ragione si intende esattamente questo. A Roma invece ci saranno persone comuni, religiosi, qualche politico, giovani e anziani, tanti papà e tante mamme coi loro bambini ai quali hanno donato la vita come immenso e supremo atto d'amore, che si riuniranno per protestate contro tutti coloro che si arrogano il diritto di scegliere al posto di qualcun altro, che pensano di poter disporre della vita e della morte di terzi come piace a loro, contro quelle donne che negano ai loro figli la possibilità di nascere e di vivere, contro coloro che pensano che la vita inizi col parto e non col concepimento e che sia lecito spezzarla nel momento in cui ci si ammala o si diventa troppo deboli e vecchi, contro coloro che disprezzano il valore della vita e che si rifiutano di riconoscerne la sacralità e l'inviolabilità. Ma soprattutto, ed è questo a mio parere il messaggio più “esteso” che possiamo ricavare da una simile esperienza, si rivendica il diritto alla vita non solo dei singoli individui, quindi dei bambini che vengono uccisi nel grembo materno o ai quali il dono della vita viene precluso, dei malati e dei disabili che qualcuno pensa di eliminare per mezzo dell'eutanasia, dei giovani a vivere in un mondo libero dalle droghe, delle famiglie ad essere riconosciute e valorizzate senza subire equiparazioni improprie e forzate con altri tipi di unione che nulla hanno a che vedere con essa, ma anche delle società stesse: di conseguenza, rivendicando il diritto di una società alla vita, e quindi alla conservazione di sé, si lancia un messaggio antitetico rispetto alla marcia milanese: da Roma si leva un secco e sonoro diniego nei confronti di tutto quanto mette a repentaglio la sopravvivenza della persona e delle comunità umane, fra cui anche l'immigrazione senza regole. Ebbene si, mentre a Milano sfileranno i giacobini dell'accoglienza, dell'integrazione forzata e del mondo come patria unica dell'umanità (astrazione su astrazione, come potete ben notare), a Roma manifesteranno le persone di buon senso, quelle che dicono che nessuna società può esistere e conservarsi se non valorizza e difende la vita umana. Questo concetto si presta a molteplici interpretazioni e significati: vuol dire fermare la tragedia umana dell'aborto, fermare la follia eutanasica che ci riporta ai tempi del nazismo, del comunismo e della disumana ingegneria sociale, fermare il dilagare dell'ideologia gender che vorrebbe i nostri bambini come individui dalla sessualità confusa e disordinata, ma significa anche fermare le migrazioni di massa che mettono a rischio la sopravvivenza, la prosperità, la sicurezza, l'identità e la libertà di un'intera società, di una nazione. È importante riflettere bene su questo, sul fatto che la battaglia pro-vita non può prescindere da quella per la difesa dei confini, per una stretta regolamentazione dei flussi migratori e per la sicurezza in generale. Per quel che mi riguarda io ho già deciso con quale corteo stare: e voi?

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