"Pronti a sottoporci a qualsiasi valutazione"

Contrasto all'invasione e guerra a Soros: Budapest non si vuol piegare a Bruxelles

Il ministro Szijjártó: "Nessun immigrato illegale metterà piede in Ungheria". Orbán: "Vergognarci? Se siamo tra i Paesi che crescono di più in Europa!"

Redazione
Contrasto all'invasione e guerra a Soros: Budapest non si vuol piegare a Bruxelles

János Lázár, Viktor Orbán e Péter Szíjjártó

Immigrazione e Soros, sono i due filoni sui quali si sviluppa il braccio di ferro che vede contrapposta da una parte l'Unione europea e dall'altra il governo ungherese guidato da Viktor Orbán. Il primo ministro magiaro, dopo aver fatto realizzare e potenziare il cosiddetto "muro", la barriera metallica per difendere il confine dall'immigrazione clandestina, aveva già scatenato le ire dei burocrati di Bruxelles per il rifiuto a piegarsi all'imposizione delle quote obbligatorie di immigrati e per la decisione di detenere i richiedenti asilo in aree delimitate lungo la frontiera, in attesa dell'esito delle loro domande. A far avviare la procedura sanzionatoria contro Budapest è stata la stretta imposta dal Parlamento ungherese sulle attività del finanziere americano George Soros, attraverso una nuova legge sulla trasparenza delle Ong e l'uniformazione delle regole per tutte le università presenti nel Paese.

Il capo di gabinetto del governo ungherese, János Lázár, ha ribadito giovedì che in realtà la nuova legge sull'istruzione superiore approvata soddisfa appieno le normative europee. Lázár ha dichiarato che Budapest è pronta a sottoporsi a qualsiasi valutazione: le sue parole arrivano a seguito della risoluzione votata mercoledì a maggioranza dall'Europarlamento a Strasburgo, che prevede l'avvio di una procedura "articolo 7" da parte del Consiglio Ue. Secondo l'esponente governativo, l'avvio della procedura rappresenta "una minaccia e un tentativo di fare delle pressioni" contro l'Ungheria. Sarà l'ennesima valutazione del Parlamento europeo sulle attività del governo, ma "non c'è niente di nuovo", ha detto Lázár, il quale ha spiegato che ora tutti gli atenei devono sottostare alle medesime regole, eliminando così i privilegi dei quali in precedenza godeva la Central european university del magnate.

Per cercare di salvare i suoi torbidi affari in Ungheria, la nazione nella quale è nato, Soros aveva incontrato a fine aprile il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ottenendo il suo appoggio contro il premier magiaro. Sulle accuse di violazione dei diritti umani e sul rifiuto a piegarsi al progetto europeo di sostituzione etnica è invece intervenuto Péter Szijjártó, il Ministro degli esteri ungherese, il quale ha sottolineato come sia completamente inutile che da Bruxelles "cerchino di esercitare pressioni su di noi", dato che il governo è completamente indifferente alle minacce che provengono dal Parlamento Europeo. Szijjártó ha sottolineato come l'esecutivo guidato da Viktor Orbán abbia a cuore esclusivamente la sicurezza dell'Ungheria e dei cittadini ungheresi: "Possono stare tutti sicuri che nessun immigrato illegale metterà piede in Ungheria" ha dichiarato.

Dal canto suo, il premier ha sottolineato come sia "sciocco" tentare di far "vergognare" l'Ungheria dato che attualmente il Paese ha un tasso crescita fra i più elevati dell'Unione europea. "L'Ungheria ha il tasso di disoccupazione che cala più rapidamente nell'Ue, segue tutte le normative finanziarie europee e il suo debito pubblico sta diminuendo", ha detto giovedì Orbán alla riunione generale dell'assemblea del gruppo tedesco Daimler a Budapest, affermando che la crisi finanziaria del 2008/09 non era legata ai cicli economici, ma a fattori strutturali legati alla competitività.

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