Il Russiagate, l'impeachment e la terza guerra mondiale

Gianluca Donati
Il Russiagate, l'impeachment e la terza guerra mondiale

Giulietto Chiesa è spesso accusato di “ossessioni complottistiche”, però come diceva Andreotti: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Perciò, proprio in questi giorni dalla sua pagina Facebook avverte, in proposito ai presunti “forni crematori” di Assad: “Vi comunichiamo che sta per cominciare l’offensiva bellica finale per liquidare Bashar Assad”. Intendiamoci, se fosse vero che il governo siriano sta usando forni crematori, non sarebbe biasimabile un qualche intervento internazionale. Il problema è che, come per le famose armi chimiche, non ci viene fornita nessuna reale prova che vi sia uso di questi forni. E tutto sembra un pretesto (l’ennesimo), per giustificare un intervento occidentale in Siria. Se le elezioni presidenziali americane le avesse vinte Hillary Clinton, l’intervento militare americano (e Nato) in Siria, sarebbe stato certo (e forse già in corso). Differentemente, Donald Trump aveva sostenuto in campagna elettorale che fosse necessaria una collaborazione con Assad (e Putin) per contrastare il terrorismo dell’Isis. È evidente che – stando alle promesse elettorali – era preferibile Trump. Il problema era verificare se il tycoon avrebbe voluto e/o potuto mantenere quanto promesso. E dopo una partenza “buona”, sembrerebbe che Trump si stia riallineando agli interessi delle lobby che vogliono la guerra totale. E a questo punto ci sono due possibilità: o Trump ha raccontato balle in campagna elettorale, oppure i poteri forti lo stanno piegando. Ed è possibile che la verità si avvicini a questa seconda ipotesi, considerando la questione del “Russiagate”. Il New York Times ha sputtanato pubblicamente il presidente Usa accusandolo di aver passato ai russi, informazioni segrete di Israele. E il problema è che Trump non ha smentito il NYT, anzi, ha affermato che è “un suo diritto” farlo. Ma il NYT ha rincarato la dose dando notizia che Trump avrebbe chiesto a James Comey – l’ex direttore dell’Fbi da lui licenziato – di chiudere l’indagine contro Michael Flynn. Se ciò fosse vero, si potrebbe forse parlare di 'ostruzione alla giustizia', avvicinandosi a un possibile impeachment, tanto che i repubblicani considerano il presidente sempre più incontrollabile. Insomma vogliono fargli fare la fine di Nixon. È possibile che nonostante le ostentazioni muscolari, Trump sia un po’ reticente a scatenare la “terza guerra mondiale” e che quindi i “poteri forti”, lo stiano pressando: O si piega, oppure lo disarcionano e lo sostituiscono con il suo vice Mike Pence, che come noto è – a differenza di Trump – antirusso e ansioso di dare fuoco alle polveri. Ecco come si spiegherebbero il recente bombardamento missilistico in Siria, l’uso della “super bomba” in Afghanistan, le minacce alla Corea del Nord, e adesso le accuse ad Assad di uso di armi chimiche e forni crematori. E in questo scenario inquietante, può essere inquadrata anche la vittoria del banchiere e massone Macron all’Eliseo, in quanto, il nuovo Presidente della Repubblica francese si è contraddistinto per aver promesso in campagna elettorale un impegno militare massiccio contro Assad. Perché una cosa è certa: se gli Usa attaccano la Corea del Nord e invadano la Siria, Russia e Cina non resteranno certamente a guardare, quindi il rischio di una guerra “globale” è serio e in questo caso gli Usa hanno bisogno della collaborazione degli alleati della Nato, e centrale è il ruolo della Francia che, dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, è l’unica nazione dell’Unione Europea ad essere una potenza nucleare.

Livorno LI, Italia

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