Ricerca del Family International Monitor: rischio ''povertà virtuale'' con didattica a distanza

Crisi Covid: basta scuola online!

Una conferma sui difetti della didattica a distanza arriva anche dal Cile: discrimina e riduce la comunicazione non verbale che permette agli insegnanti di percepire la ricettività degli alunni. Meglio tornare in classe o aprire le scuole in estate con diritti/doveri e orari regolari e riconosciuti

Giuseppe Brienza
Crisi Covid: basta scuola online!

L'ultima ricerca "Family International Monitor" sulla povertà virtuale in Cile durante la crisi Coronavirus

Family International Monitor” è il nome di un'indagine internazionale sulla famiglia promossa, a partire dal 2018, dal Centro Internazionale di Studi Famiglia (Cisf), dall’Università Cattolica S. Antonio di Murcia (Spagna) e dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia (Roma). Già il titolo dell’ultima ricerca recentemente pubblicata, “Povertà virtuale: luci e ombre dell’educazione telematica della famiglia cilena nel contesto della pandemia”, è piuttosto chiaro sugli esiti della didattica a distanza in epoca Coronavirus.

Nello studio, firmato dal Direttore del Programma di Scienze per la Famiglia della Pontificia Università Cattolica di Valparaíso (Cile) Juan Pablo Faúndez Allier, si premette che dall’inizio della pandemia “gli esperti di informatica delle istituzioni scolastiche e universitarie cilene si sono trovati nel contesto sognato”. Nondimeno si evidenzia che la pratica di questi primi mesi si è ampiamente risolta nella discriminazione degli studenti appartenenti alle famiglie economicamente e/o culturalmente svantaggiate del Paese.

Le differenze sociali – precisa al riguardo il Dott. Faúndez Allier - si ripercuotono seriamente nell’ambiente domestico in cui ciascuno studente deve accedere allo scenario virtuale. Questo perché non è lo stesso seguire una classe telematica in una casa silenziosa di 150 metri quadrati in cui vivono 4 persone o in un appartamento di 50 metri quadrati in cui vive lo stesso numero di persone. Un fatto che ora diventa addirittura più drammatico con le condizioni di sovraffollamento in cui vivono molte famiglie in quarantena per il Covid-19. Ovvero, i presupposti favorevoli per un insegnamento virtuale adeguato si calcolano non solo con il fatto di disporre di mezzi telematici, ma con lo spazio e l’ambiente idonei per l'apprendimento. Ed in merito a questo, la casa e i modi di interconnessione personale dentro della stessa giocano un ruolo fondamentale. È nel contesto familiare che si potrebbe verificare il successo o il fallimento di questa nuova modalità di insegnamento”.

In definitiva, come rilevato anche dalle voci educative e scolastiche più avvedute (e indipendenti!) del nostro Paese, la didattica a distanza presente notevoli criticità e, fra l'altro, riduce quasi completamente la comunicazione non verbale che, più di tutto, permette agli insegnanti di percepire la ricettività degli alunni. La scuola online, oltre a discriminare socialmente e culturalmente è anche “tecnicamente” difettosa perché, a tacere dei limiti tecnologici, espone a molte più distrazioni rispetto a quella in compresenza. Per quanto riguarda i docenti, li priva di quella capacità di coinvolgimento che, a partire dall'immediatezza ed oralità della presenza fisica, riesce spesso nello stimolare l’attenzione e la relazione. Meglio allora tornare in classe il più presto possibile o aprire le scuole in estate con diritti/doveri e orari regolari e riconosciuti!

Per ulteriori informazioni sulla ricerca Family International Monitor si può consultare il sito: www.familymonitor.net.

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