Di bufale si muore

Emilio Stagni
Di bufale si muore
Non è bastata la bufala come quella che, per sconfiggere il terrorismo, gli USA avrebbero dovuto portare la guerra in Afganistan. E anche come quella per esportare la democrazia. La guerra più lunga nella storia degli Stati Uniti, quindici anni. Più di centomila morti. Una guerra, il cui costo, supera i duemila miliardi di dollari. Non è bastata la bufala, durante la presidenza Bush (figlio), come quella per invadere l'Iraq. Saddam costituiva un pericolo, perché possedeva le famose armi di distruzione di massa. Tutti sappiamo come è andata a finire. Un paese spaccato, dilaniato da attentati e da catastrofi umanitarie che si susseguono, da tredici anni, a ritmo incessante. Non è bastata la bufala, come quella in cui gli USA dovevano aiutare la Primavera araba a intraprendere la strada della libertà. Gheddafi è morto, ma in Libia, dopo cinque anni, regna il caos. Governo di Tripoli, governo di Tobruk, tribù delle varie aree del paese, Isis, tutti combattono l'uno contro l'altro. Non si vede nessuna soluzione all'orizzonte affinché questo paese trovi pace. Non è bastata la bufala, come quella in cui gli USA dovevano aiutare le proteste pacifiste contro il governo di Assad. Pacifismo che si è tradotto in una guerra senza esclusioni di colpi. In Siria si contano sino ad oggi, duecento setta mila morti in cinque anni di guerra. Un paese distrutto. E poi non dimentichiamo che questo conflitto ha causato la nascita della più grande organizzazione criminale dei nostri tempi, l'Isis. Ora è la volta dell'ultima bufala. Ci dobbiamo difendere dalla Russia. Dobbiamo difendere l'Europa. E per questo un popolo servile, presuntuoso quanto piccolo, come quello italico, con tutti i problemi che si ritrova in casa propria, per ottemperare alla chiamata del "padrone", invia 140 militari sul confine Russo, in Lettonia. "In grado di intervenire in cinque giorni in caso di emergenza" ci comunica candidamente la ministra della difesa Pinotti. Un ministro della difesa che va all'attacco nel caso si verificasse un'emergenza, la cui natura, però, non viene specificata. Non potevano mancare le parole del ministro degli affari esteri Paolo Gentiloni: "non è una politica di aggressione nei confronti della Russia, ma di rassicurazione e difesa dei nostri confini come Alleanza". Vorrei vedere quali reazioni ci sarebbero da parte degli USA, nel caso che l'esercito di Putin schierasse i propri carri armati in Messico, sul confine statunitense.

Milano, Italia

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