L'Europa uccide la nostra agricoltura

Ente Risi: "L'Ue non ci difende. Servono i dazi". Ma il ministro Martina fa spallucce

Le importazioni da Cambogia e Myanmar stanno mettendo in ginocchio la filiera risicola italiana. L'istituto che fa capo al ministero chiede di tornare alle protezioni doganali e attacca le politiche distruttive di Bruxelles. Eppure il governo fa finta di nulla

Marco Dozio
Ente Risi: "L'Ue non ci difende. Servono i dazi". Ma il ministro Martina fa spallucce

Come sull’immigrazione, sul federalismo o sull’euro la posizione della Lega all’inizio è considerata folle ed eretica, viene combattuta e ostracizzata, quindi tollerata e infine adottata. Ricordate la battaglia di Matteo Salvini sul riso della Cambogia, sulla necessità di tornare ai dazi per tutelare le nostre aziende e il nostro patrimonio risicolo, sull’urgenza di cambiare le politiche distruttive dell’Unione europea?

Bene, ora è l’Ente Nazionale Risi, soggetto pubblico che fa capo al ministero dell’Agricoltura, a lanciare l’allarme sull’invasione del riso cambogiano, a invocare dazi e ad attaccare le politiche dell’Unione europea. Siccome per il 2015/2016 siamo al record di importazioni comunitarie di riso “indica” dai paesi asiatici, mentre simmetricamente si è ridotta l’esportazione comunitaria, ecco che l’Ente risi parla di “emergenza”. Chiede di ripristinare i dazi sulle importazioni di riso da Cambogia e Myanmar. E mette nel mirino Bruxelles, che si sarebbe limitata a “raccomandare” al governo cambogiano di stabilizzare i volumi di export verso l’Europa.

“In realtà l'impegno della Commissione sembra essere soltanto di facciata - spiega Paolo Carrà, presidente dell'Ente Nazionale Risi - perchè non ha mai voluto, sinora, assumere decisioni formali nei confronti di Cambogia e Myanmar. Le sole promesse degli operatori cambogiani non bastano a salvaguardare gli interessi della filiera risicola comunitaria”. L’ente ha organizzato per gennaio a Milano un incontro di tutti i Paesi europei che producono riso (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Francia, Romania, Bulgaria e Ungheria) per fare fronte comune rispetto all’Ue. Il problema però è anzitutto italiano (e padano) dato che il nostro Paese è di gran lunga il primo produttore a livello europeo, con 234mila ettari coltivati a riso e un consumo pro capite annuo di 6 kg. È a rischio un patrimonio culturale e una filiera economica nella quale operano 4.265 aziende e 5mila addetti, per un giro d’affari complessivo di un miliardo di euro.

L'Ente Risi, per cominciare, potrebbe sensibilizzare il ministro Martina. Che però si dichiara contrario ai dazi, svelando ancora una volta la sostanza di un governo schiavo dell'Ue e nemico dell'agricoltura italiana. Martina al solito parla in politichese e allude a fumosi giochi di squadra: "Dobbiamo essere realistici - riporta la Provincia Pavese - Non credo che si debba ingaggiare una battaglia per reintrodurre i dazi doganali sul riso asiatico, ma sostenere i nostri produttori sui mercati attraverso un gioco di squadra che vada a vantaggio di tutta la filiera". 

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