Lo scontro con il Visegrad si allarga

Ue: Renzi si finge indignato ma Berlino lo sconfessa. Ed intanto Orban...

Mentre l'Italia cala le braghe, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia pronte a chiedere la revisione dei trattati per dare più potere ai singoli stati

Redazione
Ue: Renzi si finge indignato ma Berlino lo sconfessa. Ed intanto Orban...

Toni forti di Matteo Renzi che sabato da Firenze ha ribadito la delusione per l'esito del vertice di Bratislava. Il presidente del Consiglio ha parlato della "preoccupazione in tema di migranti e crescita". Ma la sceneggiata di fronte ai suoi è durata poco, dopo che è arrivata la reazione infastidita del governo tedesco: da Berlino è stato puntualizzato che il premier italiano "ha sottoscritto le conclusioni del Consiglio informale". In altre parole, non ha affatto pestato i pugni sul tavolo, come ha poi raccontato ai giornalisti, ma si è anzi calato le braghe.


"D'altra parte la crisi dei migranti e la finanza pubblica sono al centro anche del dibattito nazionale. Entro il 15 ottobre il governo deve presentare a Bruxelles la Legge di Bilancio, che approderà poi il 20 settembre alla Camera. E visto che i segnali che arrivano dalla Commissione europea alle richieste di maggior flessibilità sono contrastanti, forse Renzi si aspettava una parola sul tema crescita che manca invece nelle conclusioni di Bratislava", ha scritto la stampa, per giustificare la figuraccia del Premier.


E intanto i Paesi del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia), sotto la guida del premier ungherese Victor Orban, si sono comportati all'opposto ed i risultati li hanno ottenuti, quanto meno hanno dato una scossa alle arroganti e ditattoriali direttive del Parlamento Ue, che impone ad ogni Stato il numero di clandestini da ospitare. Il gruppo  ha contestato di fatto il ruolo della Commissione Ue chiedendo che sia dato più potere decisionale agli stati membri. Che in due parole significa che "a casa mia comando io". E da questi Renzi ha solo da imparare.


Lo scontro con i quattro stati si è inasprito andando oltre la questione migranti (il gruppo non aveva accettato lo schema di ricollocamenti varato da Bruxelles), dopo le decisioni prese dai governi di Varsavia e Budapest ritenute potenzialmente lesive dello stato di diritto e criticate dalle istituzioni Ue. A surriscaldare gli animi sono poi arrivate l'altro giorno le dichiarazioni non casuali, si dice concordate con molti colleghi europei, con cui il ministro degli Esteri lussemburghese, Jean Asselborn, ha ipotizzato l'uscita dall'Ue dell'Ungheria. A complicare le cose c'è anche l'incertezza in cui è caduta l'Unione dopo il voto sulla Brexit e in vista degli appuntamenti elettorali in Olanda, Francia, Germania e del referendum in Italia. 

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