FLAT TAX? Buona idea per il centrodestra

Veneziani: "Le leggi del Governo rendono ridicole le cose serie"

Lo scrittore-giornalista Marcello Veneziani si immerge nei temi caldi della politica nostrana, in punta di penna

Andrea Lorusso
Veneziani: Le leggi del Governo rendono ridicole le cose serie

Foto ANSA

Da sempre un editoriale di Marcello Veneziani è un punto di riflessione, polemico, alternativo o nostalgico di un certo buon senso, ci dona un taglio molto inflessibile sulla cadenza dei costumi e la fragilità della politica liquida dei giorni nostri. In questa chiacchierata abbiamo tolto alcune spine dal fianco dei dibattiti in corso, come sulla querelle vaccini, Legge Fiano, Flat Tax, per non parlare di Matteo Renzi...

Marcello, sul Referendum del Lombardo-Veneto hai espresso una posizione contraria all’autonomia, anche se alcuni tuoi colleghi meridionali come Buttafuoco ne sono felici. Salvini ha proposto di farne uno anche nella nostra Puglia, di cui io e te siamo conterranei, non potrebbe essere un nuovo inizio di pacificazione territoriale?
Non penso che il problema del nostro tempo sia la “pacificazione territoriale”, piuttosto è la perdita del territorio a vantaggio delle delocalizzazioni e dei poteri extraterritoriali, l’espropriazione delle sovranità popolari e nazionali nel nome di appartenenze a poteri sovranazionali e multinazionali. In questa chiave tutto ciò che indebolisce la sovranità di uno Stato, la sua autorevolezza e la sua capacità di pensare in termini di Nazione, è a mio parere una spinta verso l’abdicazione di sovranità e verso il primato degli egoismi e dei particolarismi.

Posso concordare con alcuni aspetti del federalismo fiscale, auspicare maggiore coerenza tra il prelievo fiscale e il territorio, ma francamente la via del regionalismo e delle autonomie regionali mi pare un passo indietro. Anche perché i guai italiani si sono amplificati da quando ci sono le regioni, e quanto a privilegi e sperperi le regioni autonome, prendiamo la Sicilia, sono state ancor peggio. Io stabilirei il principio inverso a quello delle autonomie. Le regioni che non hanno saputo fare buon uso dei loro poteri o della loro autonomia, vengano poste sotto controllo centrale, le loro risorse vengano ridotte, fino a venire commissariate.

Con il nuovo reato di “apologia di fascismo individuale” rischiamo di mettere i sigilli a Predappio. Non pensi che l’estremismo dell’oppressione possa invece rinvigorire talune fiamme?
Sicuramente. La legge Fiano è stupidamente liberticida perché colpisce nella migliore delle ipotesi un reato d’opinione e nella peggiore, un’innocua passione collezionista. Le repressioni di questo tipo sono assurde e nocive perché anziché migliorare il tessuto sociale e i comportamenti, li peggiorano, rendono poco credibili le leggi, incitano a violarle, creano un baratro tra le persone e le istituzioni. E rendono ridicole le cose serie, come furono il fascismo, l’antifascismo e la guerra civile, prendendo sul serio le cose ridicole o innocue; Come i gadget del ventennio, i busti del Duce, il mercatino del vintage. Tutto questo a 72 anni dalla fine del fascismo...

Hai posto molte domande sulla questione vaccini in un tuo editoriale, ma fossi padre di famiglia, nel dubbio, lo faresti fare ai tuoi bambini?
Penso che sia giusto porsi delle domande e dei dubbi sull’imperativo categorico dei vaccini e sul terrorismo psicologico e penale che è stato associato. Peraltro quando c’è un business di mezzo è lecito essere sospettosi… In particolare se avessi figli piccoli, mi porrei il problema, lo porrei in giro, ne parlerei con medici (cercando di superare la paura di esprimersi per non incorrere in sanzioni e radiazioni dall’Ordine) e comunque adotterei soluzioni minimaliste.

A Firenze una minorenne dell’Est Europa di 17 anni, viveva da 4 anni segregata in casa, in attesa di essere data in sposa per 15mila euro ad un connazionale scelto dal padre. C’è un problema d’integrazione nel cosiddetto multiculturalismo?
Al di là del caso di Firenze, penso che chiunque voglia conservare i costumi e le abitudini del popolo da cui proviene, anche quando sono in contrasto con le nostre leggi e i nostri costumi, debba tornare nel proprio Paese. Noi possiamo rispettare le differenze culturali e religiose fino a che non siano in conflitto con le nostre leggi e i nostri costumi; Dopo è lecito espellere, rimandare a casa.

Se hai deciso di venire qui per tua scelta o comunque non su richiesta del Paese che ti ospita, devi accettare le sue regole, altrimenti se reputi così importanti e inderogabili quelle consuetudini del tuo Paese, devi tornare a casa, perché ti senti estraneo a casa nostra. E se l’integrazione è un fatto positivo e necessario, chi non si integra, deve pensare a ritornare dove si sente a casa.

Il centrodestra parrebbe essere deciso a fare della “Flat Tax” il suo cavallo di battaglia. Dopo avere depositato in Parlamento una proposta di legge ad hoc, corroborata dall’ideatore Armando Siri con un libro, pensi che possa essere una carta vincente?
La Flat Tax mi sembra una prospettiva interessante sul piano fiscale e anche un messaggio forte per abbattere un regime di oppressione fiscale che non ha eguali in Europa. Se passa da uno slogan a una seria proposta sposata da credibili ministri delle finanze, può dare buoni frutti. Intanto può essere un buon punto di partenza, uno dei punti di forza di un programma efficace, non il punto centrale di un programma politico per risvegliare e risanare il Paese.

Tutti i sondaggi di fiducia nei leader accreditano il mite Paolo Gentiloni una spanna sopra al mediatico Matteo Renzi. La nuova carta del Partito Democratico è nella rivoluzione dei silenti?
È  una comprensibile reazione, dopo il protagonismo vanesio e fanfarone di Renzi, illudersi che la grigia operosità o meglio l’impressione di maggiore serietà di Gentiloni, sia preferibile all’istrionismo renziano nel suo permanente “One man show”. Ricorda per certi versi l’accoglienza che ebbe il grigio Monti dopo il variopinto egocentrismo di Berlusconi.

A sinistra, poi, si spera che una personalità debole e defilata faccia tornare al primato del partito sul leader, che resta il mito “berlingueriano” della sinistra italiana. Ma non dimentichiamo che la modestia di Berlinguer non fu solo una sua indubbia virtù, fu anche la sua misura e la sua statura.

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