Lotta al falso Made In...

Latte, ci etichettiamo prima di perire

Con colpevole ritardo l’Italia dal 19 Aprile obbliga all’etichettatura i prodotti lattiero-caseari

Andrea Lorusso
Latte: Ci etichettiamo prima di perire

Foto ilfattoquotidiano.it

“Paese di mungitura” e “Paese di confezionamento e trasformazione”, queste le due nuove diciture obbligatorie sui prodotti caseari, sul latte a lunga conservazione e derivati, a partire dal 19 Aprile c.a. in poi, recependo il Regolamento europeo 1169/2011, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 19 Gennaio.

Una battaglia che da tempo viene portata avanti dalle associazioni di categoria dei produttori e consumatori più sensibili, oltre che storicamente difesa da partiti come la Lega Nord. Di sicuro, una guerra non vinta, specie a causa degli enormi danni creati ai nostri allevatori in questi anni e poi perché la strada da percorrere è ancora lunga.

Guardiamo il bicchiere mezzo pieno, secondo l’Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) da oggi sapremo l’origine delle materie prime di almeno 510 mila tonnellate di formaggi non Dop, aggiuntesi alle già 513mila tonnellate certificate. Infatti per i prodotti Dop, Igp ed il latte fresco, erano già previste normative più stringenti sulla filiera.

Coldiretti sottolinea la procedura “più variegata per yogurt e formaggi anche perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura.” Stesso parere per il Codacons “l’obbligo è un piccolo passo”, anche se “la strada per garantire piena consapevolezza alimentare ai consumatori è ancora molto lunga, dato che la metà della spesa degli italiani è oggi ancora anonima”.

Origine del latte: Italia, troveremo scritto quando tutte la fasi, dalla mungitura alla eventuale trasformazione e confezionamento, avverranno nello stesso Paese, altrimenti saranno specificate le varie fasi, e se saranno più Paesi coinvolti troveremo “Latte di Paesi UE” oppure “Latte di Paesi non UE”.

Ancora Coldiretti: “L’Italia è diventata il più grande importatore mondiale di latte. Ad ora dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di ‘latte equivalente’ tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate e polveri di caseina, per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare fino ad ora magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori. Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, così come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, senza che questo sia stato obbligatorio fino ad ora riportarlo in etichetta.”

Insomma assoluto buon senso, in un sistema aggredito ed azzoppato dalle falsificazioni alimentari, ancora fragile e claudicante nella normativa di tutela. Federerconsumatori ed Adusbef ci ricordano ad esempio “la distanza siderale tra prezzo alla stalla e prezzo al consumo, che segna la doppia ingiustizia, per il consumatore (che paga circa 1,40 euro per un litro di latte fresco) e per l’allevatore (che per lo stesso litro di latte viene pagato attorno ai 40 centesimi). Tutto il resto è speculazione di filiera, è necessario anche rendere obbligatorie le informazioni relative alle modalità di allevamento e nutrizione degli animali.“

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