Pd e 5Stelle allo sbando

Gianluca Donati
Pd e 5Stelle allo sbando

L’Italia è ormai un sistema tendenzialmente tripolare e l’attuale frantumazione del centrodestra presagiva che la futura partita elettorale si sarebbe giocata tra il Partito Democratico e il Movimento 5 stelle. La pesante sconfitta del governo al referendum costituzionale con le conseguenti dimissioni di Matteo Renzi da premier, avrebbero senz’altro favorito i grillini, se non fosse precipitata sulla loro testa la pesante tegola dell’arresto di Raffaele Marra, facendo traballare la giunta del sindaco di Roma Virginia Raggi e mandando in subbuglio tutto il movimento pentastellato. Questioni giudiziarie a parte è da sei mesi (da quando la Raggi si è insediata a Roma) che la capitale è paralizzata dall’ingovernabilità, ma entrando nel merito della “questione morale”, è evidente che se al Capidoglio ci fosse stato un sindaco di sinistra o di destra, l’atteggiamento dei cinque stelle sarebbe stato ben diverso. La base del movimento è però in rivolta e sul blog invocano le dimissioni del sindaco. Il clima intorno alla Raggi è quindi tesissimo, tira una brutta aria di resa dei conti e gli stessi vertici del Movimento 5 Stelle sarebbero sul punto di staccare la spina. Ma se il movimento fosse costretto a scaricarla, perdendo Roma, subirebbero un durissimo colpo rischiando di giocarsi Palazzo Chigi. Intanto sul versante del Pd – attraverso l’assemblea – è scattata una durissima lotta tra le varie correnti di partito. Dopo la relazione del segretario Renzi sono seguite le repliche dei vari esponenti, ma la sostanza della discussione, più che vertere sulle ragioni della sconfitta referendaria, sembra assillarsi sull’escogitare una nuova legge elettorale pensata appositamente per sbarrare la strada “alle destre”; l’ha detto a chiare lettere Dario Fransceschini: “Attraverso lo strumento della legge elettorale dobbiamo evitare che la destra italiana si ricompatti sotto le bandiere del populismo di Salvini o Meloni, ma che resti in quello spazio del post Berlusconi”. Anche Roberto Speranza ha invocato un Mattarellum 2.0 e ne ha rivendicato la “paternità”. Gli ha risposto Roberto Giachetti scagliandosi contro: "Hai la faccia come il culo!". La platea ha protestato ed è scattato l’intervento censorio del presidente Orfini. Miguel Gotor così lo ha stigmatizzato: "Usi toni da squadrista d'operetta", Davide Zoggia ha invitato Renzi a prenderne le distanze. Gianni Cuperlo ed Enrico Rossi hanno invocato il congresso subito. Insomma, volano gli stracci. Con il Pd e i 5 stelle in queste condizioni, il centrodestra potrebbe aggiudicarsi il governo, purché trovi l’unità e la leadership.

Livorno LI, Italia

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