SCHEGGE DVRACRVXIANE

Migrante spinge una donna sotto le auto in corsa senza motivo, ma di razzismo o sessismo non se ne parla

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Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster

Helmut Leftbuster nasce a Roma abbastanza tardi da essersi goduto i mefitici effluvi scolastici e universitari del ’68. Nella vita non scrive (semmai parla!), ma lo fa per passione e missione, essendo un convinto assertore di quelle libertà di pensiero e di opinione che, ben 3000 anni dopo Atene e Roma, vengono messe sotto assedio da una sorta di Pensiero unico depressivo, nichilista e soprattutto antidemocratico.

Il suo nome nasce dal connubio fra l’aulicità del romanticismo nibelungico e lo humor “trash” col quale Egli si rende guastatore delle peggiori ipocrisie progressiste e radical-chic.

Il “castigat ridendo mores” contraddistingue da sempre il tenore tematico e stilistico sia delle sue collaborazioni (Qelsi, Arianna Editrice e, ora, anche Il Populista) sia della gestione del blog che coordina, Aristocrazia Dvracrvxiana, ove si ciondola dal ghibellinismo dantesco (la “Dvra Crvx” del Poeta e non la “moscia crux” di 4 fricchettoni post-conciliari) a ricette gastronomiche identitarie messe a tavola per onorare  contadini e pastori nostrani ed indurre giovanissimi e massaie a dire "basta!" a venefiche porcherie sottocosto globalizzate e a cazzarate eque e solidali.

Il suo motto è «alla "povertà" si guarda, non si crede».

Migrante spinge una donna sotto le auto in corsa senza motivo, ma di razzismo o sessismo non se ne parla

Pur di non turbare gli animi dei placidi Europei, negano il movente d’odio dei terroristi islamici, figurarsi se si mettono a invocarlo per dar senso ad un “piccolo” crimine cittadino che può tranquillamente passare da incidente stradale. Ma ogni tanto anche il politicamente corretto ha le sue sfighe, e stavolta c’è un bel nugolo di testimoni (come riporta “Firenze Today” del 15 dic 2018): all’ex stazione Leopolda, un giovane somalo con permesso di soggiorno scaduto spinge sotto le auto in corsa una donna che fortunatamente, cadendo sulla carreggiata in ginocchio e non stesa, si salva, finendo comunque in ospedale con 30 giorni di prognosi.

Ora, la buona stella che ha protetto la sventurata signora ha però anche fatto derubricare in “semplici” lesioni il capo d’imputazione a carico dello straniero, il quale, nonostante le testimonianze degli astanti confermino la dinamica dolosa dello spintone, non ha nemmeno sentito l’esigenza di abbozzare qualcosa di più articolato che qualche mugugno in inglese. Ebbene, sappiamo tutti che questo non è un caso isolato, ma anzi, l’ennesimo sfogo gratuito di indesiderati ospiti della nostra nazione ai danni di troppo fiduciosi padroni di casa. E a rifletterci bene, tale gratuità è tautologica: qualsiasi forma di rancore specifico si può sviluppare verso qualcuno che si conosca personalmente; il rancore come l’amore è un sentimento “ad personam”. Quando invece viene rivolto a intere categorie umane, inducendo l’offensore a colpire a casaccio e senza una ragione specifica, non è più rancore, ma si chiama “razzismo” o “sessismo”.

Una roba peraltro ben nota ai vari fantocci progressisti, soliti puntare il dito contro qualsiasi cittadino che osi difendersi da un qualsiasi immigrato che ai loro occhi diviene automaticamente vittima di razzismo, anche quando ha oggettivamente torto.



Insomma, vi sembra credibile andare avanti in codesto grottesco modo? Mentre riflettete, vi diamo un consiglio che chi scrive adotta ogni giorno: non affrontate mai l’arrivo di un convoglio ferroviario o un attraversamento pedonale senza guardare costantemente chi avete alle spalle, e in ogni caso evitate di sporgervici. Se qualcuno ha deciso di decimarci, perlomeno rendiamogliela complicata. Un sospetto, il nostro, a quanto pare condiviso da un bel drappello di luminari europei del calibro di Philippe Bénéton e Robert Spaemann, firmatari della “Dichiarazione di Parigi” (naturalmente passata sotto silenzio dai media, ma la trovate in rete), un manifesto di riscossa identitaria contro l’imperialismo globalista che vi invitiamo a leggere per intero, e di cui vi alleghiamo uno stralcio molto significativo.


"I padrini dell’Europa falsa costruiscono la loro fasulla cristianità di diritti umani universali e noi perdiamo la nostra casa". "In quest’idea c’è una grande misura di malafede. La maggior parte degli esponenti dei nostri mondi politici è senza dubbio convinta che la cultura europea sia superiore, ma non lo può dire in pubblico perché offenderebbe gl’immigrati. Stante questa superiorità, pensano che l’assimilazione avverrà in modo naturale e rapido. Riecheggiando ironicamente l’antica idea imperialista, le classi dirigenti europee presumono infatti che, in qualche modo, in obbedienza alle leggi della natura o della storia, “loro” diventeranno necessariamente come “noi”; e non concepiscono che possa accadere invece l’inverso. Nel frattempo, s’impiega la dottrina multiculturalista ufficiale come strumento terapeutico per gestire le incresciose ma “temporanee” tensioni culturali".

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