Tradotto in italiano il film sulla “Grande fame” in Ucraina

L’Holodomor, lo sterminio di 6 milioni di Ucraini voluto da Stalin

Una pagina di storia sovietica dimenticata ma che ripropone tutto l’orrore di cui è stato capace il comunismo, sconfitto dalla storia ma ancora vivo nei cuori di parecchi nostalgici

Pietro Licciardi
L’Holodomor, lo sterminio di 6 milioni di ucraini voluto da Stalin

La locandina dell'edizione italiana del film "Raccolto amaro"

È passata quasi sotto silenzio, come avviene in Italia per ogni cosa scomoda che riguarda il comunismo - affondato dalla storia ma non nei cuori degli innumerevoli nostalgici che ancora condizionano la nostra vita sociale, culturale e politica - la notizia di fine 2018 della traduzione in italiano del film canadese che narra la carestia artificiale con cui Stalin sterminò i contadini ucraini dal 1930 al 1934. “Raccolto amaro” è il titolo della versione in italiano e su YouTube è possibile vedere il trailer della pellicola girata per ricordare la morte per fame di 6 milioni di uomini, donne, vecchi e bambini. Si tratta di un episodio ignorato dai più, anche se a suo tempo i giornali, soprattutto americani, fornirono cronache tragiche degli avvenimenti, e che da solo sarebbe più che sufficienti per documentare l’inumanità non soltanto di un uomo: Josif Stalin, ma di tutto un sistema ideologico e politico che ha prodotto montagne di cadaveri ovunque si è insediato.

L’Holodomor, la Grande fame, secondo il nome che gli ucraini hanno dato alla loro più grande tragedia nazionale, fu pianificata a tavolino per sterminare i contadini che si opponevano alla collettivizzazione forzata e accelerata delle campagne in tutta l’Unione sovietica e alla “deucrainizzazione” della repubblica popolare di Ucraina, che stava aspirando ad una almeno relativa autonomia dalla dominazione sovietica.

Secondo la vulgata, obiettivo di Stalin erano i kulaki, i piccoli proprietari terrieri, che dovevano essere eliminati o deportati per consentire la centralizzazione della produzione agricola, ma si trattava di una “classe” ormai scomparsa da quelle campagne, così finirono per essere classificati come tali coloro che possedevano anche una sola mucca, una distinzione che finì anch’essa per scomparire accomunando tutti quanti in un tremendo destino.

La tragedia fu accuratamente preparata. Inizialmente mediante un prelievo elevato di grano da parte dello stato sottoforma di tasse; oltre a ciò in migliaia di ettari coltivati non fu permesso alcun raccolto e le colture marcirono nei campi. Il resto mediante le requisizioni forzate, che chiusero nei magazzini governativi ogni altro genere alimentare. La spoliazione fu condotta con inaudita violenza e solerzia dalla polizia politica del regime e di questo esiste una eccezionale documentazione costituita da un’ampia selezione dei rapporti della polizia politica (Ogpu) tradotti in francese e pubblicati a suo tempo sul sito del Centro nazionale delle ricerche di Francia. Di tale documentazione non c’è più traccia su Cnrs-Fr, ma è stata recuperata ed è consultabile sul sito www.rassegnastampa-totustuus.it.

A tutta la popolazione fu impedito di spostarsi nelle altre città sovietiche in cerca di cibo e chi era trovato veniva spedito indietro o al gulag. Moltissimi abbandonarono i figli nella speranza che almeno loro potessero sopravvivere. In questo modo nella sola Char'kov furono lasciati soli diciottomila bambini. Ben presto la gente cominciò a morire e si verificarono anche episodi di cannibalismo. Agghiaccianti le testimonianze di sopravvissuti raccolte dalla storica moscovita Daria Chubova, i quali raccontano di vicini di casa che hanno ucciso i loro bambini per cuocerli e mangiarli, o mariti che in preda alla pazzia hanno macellato le mogli. E così trova tragica conferma la celebre frase “i comunisti mangiano i bambini con cui si sbeffeggiano ancora oggi i più risoluti oppositori della peggiore ideologia del XXI secolo, sorella del nazionalsocialismo.

Ovunque nelle città e nei villaggi languivano persone gonfie per l’estrema denutrizione e cadaveri erano dappertutto, anche perché ben pochi avevano ancora la forza di raccogliere e seppellire i morti. Nelle case si moriva d’inedia e là dove la popolazione contava più di mille abitanti arrivarono a sopravviverne cento.

Nessun aiuto fu fatto filtrare dall’esterno, neppure dalle altre regioni dell’Urss, e anzi, navi cariche di grano continuarono ad arrivare in Occidente per non minare la credibilità della Rivoluzione, che ovunque avrebbe dovuto portare sviluppo e benessere. Con grande ritardo qualche soccorso fu infine distribuito ma soltanto nelle aziende collettive e in misura insufficiente, ma questo fu sufficiente a convincere parecchi contadini a cedere la loro terra per entrare nei kolchoz.

Dopo la carestia e le deportazioni la popolazione dell’Ucraina era passata da 23,2 a 19,6 milioni, mentre la popolazione non ucraina era aumentata di 5,6 milioni. Stalin aveva raggiunto il suo duplice scopo: colpire l’identità nazionale degli ucraini e collettivizzare le campagne. Dopo di lui soltanto un altro dittatore e un’altra ideologia riuscirono a mettere assieme una tale quantità di lutti e di orrori: Adolf Hitler e il nazionalsocialismo.

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