colpita la cosca di Mariano Agate

Mafia, nuova operazione a Mazara del Vallo

Sequestrati i beni dell'imprenditore Vito Di Giorgi; l'uomo, per circa un ventennio, ha continuato a gestire occultamente la Simed srl

Alfredo Lissoni
Mafia, nuova operazione a Mazara del Vallo

Dopo il blocco delle proprietà, per 4 milioni di euro, alla famiglia Burzotta , tocca ad un altro imprenditore, Di Giorgi. La Direzione investigativa antimafia di Trapani ha sequestrato beni per un valore complessivo di oltre 5 milioni di euro al 64enne mazarese Vito Di Giorgi, attivo nei settori edile e immobiliare. Fra i beni sequestrati 5 società, 5 appartamenti, 2 fabbricati industriali, un magazzino, 3 lotti di terreno, 8 depositi bancari. La proposta di applicazione della misura di prevenzione patrimoniale, avanzata dal direttore della Dia Nunzio Antonio Ferla, è stata accolta dalla Sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani che ha emesso il provvedimento condividendo gli esiti delle indagini condotte d'intesa con il procuratore aggiunto Bernardo Petralia, coordinatore del Gruppo Misure di prevenzione della Dda di Palermo.


Di Giorgi, pur non annoverando a proprio carico condanne, è indiziato di appartenenza a una associazione di tipo mafioso. Già nel luglio del 1996 il Tribunale di Trapani, ritenendolo socialmente pericoloso, lo sottopose alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per quattro anni (ridotta in appello a tre) per "gravi indizi in ordine alla sua appartenenza alla consorteria mafiosa operante nel territorio di Mazara del Vallo, già facente capo a Mariano Agate". In atto, è indiziato di aver fittiziamente trasferito a terzi, attraverso un'articolata sequenza di operazioni finanziarie, immobiliari e societarie, con la complicità dei propri familiari e di alcuni compiacenti professionisti, parte rilevante del patrimonio immobiliare della Simed srl, società con sede a Mazara del Vallo, il cui capitale sociale era già, in parte, sottoposto a confisca di prevenzione.


L'attività di indagine condotta dalla Dia trapanese e partita da una segnalazione di operazioni finanziarie sospette, ha accertato che, nonostante il provvedimento di confisca, l'uomo per circa un ventennio ha continuato a gestire occultamente la Simed srl. Gli accertamenti economici e reddituali effettuati hanno evidenziato, inoltre, l'esistenza di un patrimonio il cui valore è risultato sproporzionato rispetto al reddito dichiarato.

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