19 luglio 1992 - 2016

Paolo Borsellino e la sua scorta attendono ancora che sia fatta giustizia

Sono trascorsi ventiquattro anni dalla strage di via d'Amelio tra depistaggi, processi annullati e i 'non ricordo' di alcuni uomini di Stato che vissero quei giorni

Fabio Cantarella
Paolo Borsellino e la sua scorta attendono ancora che sia fatta giustizia

Foto ANSA

Erano scoccate le 16 e 58 del 19 luglio del 1992 quando un’autobomba collocata in via Mariano d’Amelio a Palermo uccise il magistrato antimafia Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

L’unico sopravvissuto alla strage, l’agente Antonino Vullo, ricoverato in gravi condizioni in ospedale, descrisse così l'esplosione: "Il giudice e i miei colleghi erano già scesi dalle auto, io ero rimasto alla guida, stavo facendo manovra, stavo parcheggiando l'auto che era alla testa del corteo. Non ho sentito alcun rumore, niente di sospetto, assolutamente nulla. Improvvisamente è stato l'inferno. Ho visto una grossa fiammata, ho sentito sobbalzare la blindata. L'onda d'urto mi ha sbalzato dal sedile. Non so come ho fatto a scendere dalla macchina. Attorno a me c'erano brandelli di carne umana sparsi dappertutto". Una morte annunciata quella di Paolo Borsellino (lui stesso qualche giorno prima si definì un 'morto che cammina'), preceduta di qualche settimana dalla strage di Capaci in cui perse la vita un altro eroe, il suo collega di tante battaglie giudiziarie e amico Giovanni Falcone, fatto saltare per aria anche lui assieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Sono trascorsi ben ventiquattro anni da allora, tra depistaggi, processi annullati e rifatti, i "non ricordo" di tanti funzionari di polizia, gente ingiustamente condannata all’ergastolo e poi scarcerata nel 2011 e una trattativa stato-mafia di cui tutti parlano ma che nessuno al momento è mai riuscito a dimostrare dopo anni e anni di processi, interrogatori, colpi di scena e, alla fine, nulla di fatto. Per la strage di via d’Amelio, infatti, siamo al quarto processo a Caltanissetta, mentre un quinto procedimento è in corso su Catania. E solo pochi giorni addietro dinnanzi alla Corte d’Appello di Catania si è aperto il primo processo di revisione.

L’unica certezza è che Paolo, come Giovanni, vive nei cuori e nelle menti di tutti quanti onestamente sognano un’Italia migliore. Chi ha pensato di cancellarli uccidendoli, al contrario, li ha resi immortali così come recita una frase premonitoria dello stesso Giovanni Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Quello che ai nostri giorni fa male, più di ogni altra cosa, è l’ipocrisia e la speculazione che aleggia attorno alla lotta alla mafia. Personaggi che fanno fortune, carriera e conquistano visibilità, ricorrendo ad un’antimafia di facciata, ipocrita, finta. Uomini che attaccano la mafia un giorno per finire indagati per collusione all’indomani. Questa è la Sicilia dei giorni nostri, tutto e il contrario di tutto.

LIBERA LA BESTIA CHE C'È IN TE!

Contribuisci anche tu alla sezione LIVE NEWS, inviandoci un video, una foto o un articolo!

partecipa inviandoci i tuoi:

L'America di Trump dice NO!
Intervista a George G. Lombardi

L'America di Trump dice NO!


MC S.R.L.
sede legale: via angelo maj, 24 - 24121 Bergamo
C.f./P.IVA: 04061980167 - R.E.A.: BG-431792
Email: INFO@ILPOPULISTA.IT

direttore: alessandro morelli
condirettore: matteo salvini

ILPOPULISTA.IT È UNA TESTATA TELEMATICA REGISTRATA PRESSO IL TRIBUNALE DI MILANO, N. 121 DEL 27/04/2015

per i tuoi annunci: PUBBLICITA@MC-SRL.EU