La notte dei lunghi coltelli del Bosforo?

Erdogan come Hitler? Il putsch autoprodotto rafforza la tirannia

Nel '34 il fuhrer eliminò centinaia di oppositori interni mentre in questi giorni il sultano ha cacciato 9.000 dipendenti pubblici fottendosene delle regole

Alessandro Morelli
Erdogan come Hitler? Il putsch autoprodotto rafforza la tirannia

Che il tentato golpe in Turchia sia stata una brillante messa in scena appare come una possibilità sempre più concreta con il passare delle ore e degli avvenimenti. Non fosse per il ridicolo tentativo di alcuni reparti dell'aviazione e dell'esercito armati di tutto punto che malgrado i carri armati hanno perso le piazze occupate a seguito della reazione di centinaia di barbuti islamisti filo-regime armati dei loro libri del Corano, il fatto che siano stati rimossi o arrestati migliaia di dipendenti pubblici, giudici, prefetti e quadri dello Stato, dimostra come la lunghissima lista di proscrizione fosse già scritta e distribuita da tempo ai giannizzeri del regime, in attesa solo di mettere in pratica il piano di eliminazione degli avversari politici e ideologici.

Un'operazione identica a quella del putsch farlocco con cui Adolf Hitler eliminò gli avversari interni nella famigerata notte dei lunghi coltelli. Era la notte fra il 29 giugno e il 30 giugno 1934 quando il Fuhrer tedesco fece eseguire una "pulizia interna" di oppositori alla sua linea politica cogliendo l'occasione di un incontro tra i vertici delle SA le squadre d'assalto guidate da Ernst Röhm, in precedenza tra gli uomini più fidati del cancelliere. Tra le altre cose il gruppo armato era criticato per le eccessive velleità che lo metteva in contrasto con l'esercito e per le idee politiche ritenute troppo ortodosse riguardo al nazionalsocialismo. Giunto ad un punto critico Hitler si decise e la riunione nella cittadina di Bad Wiessee dei vertici delle SA divenne un "tentativo di golpe" immediatamente sedato con il sangue.  Lo stesso Cancelliere del Reich, dichiarò in seguito l'assassinio di 71 persone, anche se le morti stimate furono almeno il triplo.

Nulla a che vedere con i numeri che tutti abbiamo di fronte agli occhi in questi giorni. Oltre alle vittime della nottata di sabato e alle drammatiche foto dei prigionieri fatte circolare dai media internazionali il tiranno turco agisce con una sistematica morte civile, a palesarlo sono i numeri che lo stesso Governo turco sbandiera orgogliosamente: i dipendenti del ministero dell'Interno sollevati dai loro incarichi sono quasi 9.000, di cui 7.850 poliziotti, 614 gendarmi, 30 prefetti e 47 governatori di distretti provinciali. In manette sono finiti anche 103 tra generali e ammiragli (un terzo del totale). Poi è toccato al personale legato alla magistratura: il 36% dei giudici e dei procuratori è stato destituito e infine circa 1.500 dipendenti del ministero della Finanze sono stati sollevati dai loro incarichi per presunti legami con il religioso Fethullah Gulen, predicatore islamico passato da alleato di Erdogan a suo acerrimo oppositore, esiliato negli USA, al quale presidente turco ha subito addossato la regia occulta del tentato golpe. Le autorità turche hanno inoltre vietato l'espatrio ai dipendenti pubblici, provvedimento che riguarda quasi il 5% della popolazione turca. 



Un repulisti in grande stile che avviene mentre i media e la politica occidentale da tempo filo-turche si scandalizzano sulla possibilità di reintroduzione della pena di morte. L'intellighenzia prova di nuovo a farci vedere il dito e non la Luna.  

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