nulla di nuovo sotto il sole

Eretici a La Mecca. Abbattono statue, vietano la musica, credono ancora nella Terra piatta

Ogni anno 1,5 milioni di pellegrini affollano La Mecca, città sacra dell'Islam anche se controllata da un gruppo non ortodosso, accusato di foraggiare il terrorismo ed al-Qaeda

Redazione
Eretici a La Mecca. Abbattono statue, vietano la musica, credono ancora nella Terra piatta

Foto ANSA

Come un tempo i capi comunisti andavano a Mosca a ricevere l'investitura, così oggi i despoti dell'Islam vanno a rendere omaggio alla potente famiglia Saud. A La Mecca. Makka, in arabo, capoluogo dell'omonima provincia nonché patria di Maometto e centro religioso dello Stato e del mondo musulmano. 630.000 abitanti in una valle circondata da aride colline, a 72 km all'interno del porto di Gidda sul Mar Rosso. Una tv satellitare, Saudi Uno, di proprietà della famiglia regnante, i re Saud, gli stessi che danno il nome allo Stato, trasmette 24 ore su 24 i riti religiosi che vi si celebrano. E ad ogni musulmano è fatto obbligo di praticare, almeno una volta nella vita, un pellegrinaggio alla Mecca, alla Ka'aba, la grande costruzione cubica nel cortile della Grande Moschea.

I riti del pellegrinaggio si svolgono dal 1° Shual (decimo mese del calendario lunare) all’8 Dhu-el-Higgia (“Quello del pellegrinaggio”, dodicesima luna che chiude l’anno musulmano), previa la purificazione del proprio corpo (Ghusl, la grande abluzione), per “cambiare pelle”. Il rito richiede molto tempo; la fretta è messa al bando. “Chi va in pellegrinaggio alla Mecca su una cavalcatura”, sosteneva Maometto, “ottiene in cambio solamente settanta buone azioni ad ogni falcata di questa, ma chi va a piedi ne ottiene settecento ad ogni passo”. Maggiore è il tempo che si dedica al pellegrinaggio, più grande è il merito celeste che si ottiene.

Ma pochi sanno che La Mecca, pur restando un territorio sacro, è in mano ad una fazione religiosa considerata idolatra dal resto dell'Islam, i wahhabiti o seguaci di al-Wahhab, ritenuti foraggiatori del terrorismo islamico e fiancheggiatori dei talebani di al-Qaeda. Dei wahhabiti lo studioso Slimane Zeghidour ha scritto: “La conquista della Mecca da parte dell’emiro ‘Abd al-‘Aziz Ibn Sa’ud nel 1924 inaugura una nuova era, una radicale metamorfosi dell’arte sacra, un cambiamento di clima. La Città Santa dovette infatti regolare il proprio pendolo sull’ora dell’imam ‘Abd al-Wahhab, l’ardente teologo del XVIII secolo dell’era cristiana, la testa pensante e legiferante del braccio saudita. Monumenti abbattuti, pratiche di culti pagani soppresse, tabacco e musica banditi, convinti che la Terra sia piatta. L’Islam, La Mecca in versione wahhabita. Aperta a pagamento teoricamente a qualsiasi credente bussi alle sue porte richiamandosi a Dio e ai suoi inviati, con l’eccezione dei traviati e dei Bahai, discepoli di Baha Allah (1817-1892). Eppure La Mecca vive, si risveglia, prega, commercia, mangia, legge, passeggia e s’addormenta alla maniera wahhabita. I residuati delle varie obbedienze minoritarie islamiche: sciiti, drusi, ecc… vengono tollerati, nell’accezione letterale del termine. Si tratta di reprobi da sopportare, purché si astengano da qualunque pratica sospetta. Il wahhabismo si è conquistato il diritto di cittadinanza nella Madre delle Città…”. 

Non ci si meravigli, dunque, se molti integralisti, come l'Isis o i talebani siano sempre pronti a distruggere monumenti ed opere d'arte perché "pagani", a vietare fumo, concerti e calcio e a coprire le donne. Non stanno inventando niente di nuovo. Seguono semplicemente le direttive degli imam wahhabiti. Fermi al Medioevo. 

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