fregature di stato

TTIP: errare è umano, ma perseverare...

Se il NAFTA (trattato di libero scambio tra USA-Canada-Messico) sta al Messico come il campo dei miracoli sta a Pinocchio, il TTIP sta all'Italia come la mela avvelenata a Biancaneve

Redazione
TTIP, errare è umano, ma perseverare...

Attivisti di Greenpeace scalano un grattacielo di Madrid per protestare contro il TTIP. Foto ANSA

Nonostante le controversie investitore straniero-Stato ospitante siano sconosciute all'opinione pubblica, la ricaduta sulle legislazioni nazionali è tremenda. Con l'espansione del sistema di clausole investitore-Stato le aziende si elevano al livello di una intera nazione e possono dialogare alla pari con i governi. Una azienda può ottenere la revisione di legittime decisioni di un tribunale nazionale, a mezzo di arbitrati privati. Appellandosi all'aspettativa di legittimo profitto le multinazionali possono impedire l'attuazione di normative per la protezione della salute pubblica o dell'ambiente semplicemente perché ridurrebbero i profitti aziendali attesi.

Allora ci sorge spontanea una domanda: come è possibile che una società privata riesca a trascinare dinanzi ad un tribunale straniero un governo sovrano per chiedere il risarcimento dei danni? Attualmente ciò è possibile in America, grazie al North American Free Trade Agreement (NAFTA, accordo di libero scambio tra USA-Canada-Messico). Ed il capitolo 11 del trattato NAFTA prevede un sistema di composizione delle controversie relative agli investimenti che assicura la parità di trattamento tra gli investitori delle parti dell'accordo in base al principio di reciprocità nazionale. Se un investitore NAFTA ritiene che un governo ha violato i suoi obblighi di investimento ai sensi del capitolo 11, tale investitore può ricorre ad un arbitro internazionale (ad esempio il centro internazionale per la risoluzione delle controversie della Banca Mondiale).

Le controversie investitore-Stato, investor-state dispute settlement (ISDS), trovano le loro origini nel diritto internazionale, quando uno Stato rivendica la protezione diplomatica contro un pregiudizio causato dallo Stato ospitante. Questi sistemi vengono invocati in relazione al trattamento dei cittadini stranieri e dei loro beni nello Stato ospitante. Conseguentemente nella protezione ricadono anche le aziende. Secondo il NAFTA gli investitori non sono nemmeno costretti ad esaurire i ricorsi interni prima di ricorrere al Capitolo 11, ma possono avviare immediatamente un arbitrato secondo le regole delle Nazioni Unite.

Arbitri internazionali, giudicano gli Stati. La motivazione per l'inclusione delle clausole di risoluzione delle dispute investitore-Stato era nata, negli anni '50, per assicurare protezione contro l'espropriazione degli investimenti esteri (capitali, aziende...) da parte di governi poco democratici.

Nel corso degli anni le multinazionali hanno compreso che possono sfruttare questo meccanismo per saltare le procedure giudiziarie di uno Stato, ed hanno iniziato azioni contro i governi in una vasta gamma di materie: dalle politiche per i consumatori in materia di salute e sicurezza alle leggi ambientali e di uso del suolo, dagli appalti pubblici ai permessi governativi, ai brevetti, ai prodotti alimentari, agricoltura etc... Dovunque ci sia una minaccia ai “profitti futuri attesi”  (“expected future profits”)  si può intentare un'azione. Ed il potere decisionale è nelle mani di un tribunale composto da arbitri internazionali, cioè tre avvocati del settore privato, e che deciderà a porte chiuse. Comunque finisca l'azione, il governo pagherà sempre parte delle spese. Un tribunale di arbitri internazionali non può imporre ad un governo legittimo di abrogare delle leggi o dei regolamenti, ma in caso di sconfitta il governo nazionale dovrà risarcire i danni compensando anche  i “profitti futuri attesi”.

La minaccia di danni può, quindi, avere un effetto dissuasorio su determinati orientamenti politici. Quindi è un modo per esercitare forte influenza politica a danno della democrazia e della libertà dei cittadini. L'intero sistema delle dispute investitore-Stato è fortemente sbilanciato a favore delle multinazionali, anche perché non esistono regole stringenti per eventuali conflitti di interesse.

Un esempio eclatante, nel 2011. Il governo australiano ha annunciato di voler interrompere la pratica di inserire disposizioni di risoluzione delle controversie investitore-Stato nei trattati, in quanto conferirebbero maggiori diritti alle imprese straniere rispetto a quella nazionali. Il governo australiano ha dichiarato di non voler più accettare disposizioni che limitano la sua capacità di aumentare la tutela della salute pubblica o dell'ambiente.

Il TTIP espanderà ulteriormente il sistema di clausole Investitore-Stato. In parole povere sempre più potere alle multinazionali. Attualmente tali clausole non sono previste nei rapporti tra UE e USA, essendo i rapporti commerciali disciplinati dal WTO che non consente ad una azienda di attaccare direttamente uno Stato. Episodio emblematico in questi mesi – proprio nell’ambito del trattato di libero commercio tra USA e Canada (NAFTA) che lo stato del Quebec – che ha votato una moratoria sull’estrazione dello shale gas in nome della difesa della salute della popolazione – sia stato portato di fronte al tribunale arbitrale del NAFTA dalle industrie USA del settore, a causa della perdita di potenziale guadagno derivante dalla sua decisione.

Per non citare che ci sono in atto quasi un migliaio di attacchi (arbitrati) delle multinazionali agli Stati Sovrani a tutt'oggi. E come reagirebbe l'Italia di fronte a questi colossi? Italietta purtroppo sempre molto (troppo) debole, con gran parte dei burocrati corrotti e corruttibili. Italietta che ha il primato di soprusi da parte delle multinazionali che si insediano (spesso godendo di finanziamenti pubblici), inquinano e deturpano, si arricchiscono, licenziano e se ne vanno sbattendo la porta. E la lenta giustizia non riesce neanche a recuperare le briciole dei danni che troppo spesso causano alla comunità.


Tanto per schiarire la memoria. Ve lo ricordate il caso Eternit? La multinazionale svizzera con produzioni in Piemonte. Nel '70 le prime denuncie a causa di operai uccisi dal cancro in giovane età. La Magistratura riesce a bloccare la produzione solo nel 1986. Nella sola provincia di Alessandria si contano circa 2.000 morti per mesoteliona pleurico ed altre forme di tumore correlate. I parenti delle vittime hanno subito soprusi ed umiliazioni intentando azioni legali che si sono protratte per più di  40 anni, conclusesi poco meno di due anni fa. E sapete questa estenuante battaglia contro una multinazionale svizzera (neanche tanto potente) come è andata a finire? Il verdetto finale: il 19 novembre 2014 la Corte suprema di cassazione dichiara prescritto il reato di disastro ambientale, annullando le condanne e i risarcimenti in favore delle parti civili. Auguri TTIP. Anzi Condoglianze Italia.

 

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