Immigrazione clandestina

Modena, mazzette in questura: falsi matrimoni per i permessi di soggiorno

Due stranieri, un albanese e un marocchino, sono stati arrestati mentre due poliziotti sono indagati. Almeno una ventina i casi appurati in sette mesi

Redazione
Mazzette in Questura a Modena: matrimoni combinati per avere permessi di soggiorno

Corruzione e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; due poliziotti indagati, due stranieri arrestati e perquisizioni per altre nove persone iscritte nel registro. Sono questi i contorni di un'operazione condotta internamente dalla squadra mobile della Polizia di Stato di Modena nell'ufficio immigrazione della questura, dove è stato stroncato un giro di mazzette per permessi di soggiorno, che si reggeva su matrimoni combinati ad hoc tra donne italiane e clandestini da regolarizzare. L'indagine, nata nel 2016, ha appurato almeno una ventina di casi in sette mesi. Un poliziotto addetto al rilascio dei permessi di soggiorno è stato interdetto dai pubblici uffici, con sospensione immediata e ritiro di distintivo ed arma di ordinanza. Un secondo agente risulta inoltre indagato a piede libero, così come altri nove tra italiani e stranieri.

Come ha spiegato venerdì il capo della squadra mobile di Modena, Marcello Castello i due stranieri arrestati, un albanese ora in carcere e un marocchino ai domiciliari, entrambi di 42 anni, dopo le nozze combinate trovavano nel poliziotto un aiuto per l'emissione del permesso di soggiorno senza ulteriori controlli. I matrimoni avvenivano in Comune a Modena ma in realtà non c'era convivenza tra gli sposi. Gli stranieri pagavano circa 3mila euro per ottenere il documento; l'indagine si è avvalsa di intercettazioni telefoniche, ambientali e di pedinamenti. "Si tratta di fatti gravissimi - ha commentato il procuratore capo, Lucia Musti - tanto che i pm titolari dell'inchiesta, Marco Imperato e Francesca Graziano, avevano chiesto il carcere anche per il poliziotto". Il gip ha poi optato per l'interdizione dai pubblici uffici. "Non è certo stato facile per gli agenti della mobile indagare su due colleghi - ha concluso il questore Paolo Fassari - ma questa operazione dimostra come in questura ci siano gli anticorpi per debellare qualsiasi virus. Qui non sono ammesse zone franche di impunità".

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